brunetta dixit

Allora ieri il brunetta dixit, che cosa devono fare le donne con quei cinque anni in piĂą? Accudire i loro figli? O magari i nipoti? Meglio che lavorino no?
Infatti visto che fino a oggi il welfare ce lo siamo fatte da noi, adesso che le nostre nonne baby sitter lavorano cinque anni in più, ora che siamo diventate vere europee, come le olandesi in topless a Riccione d’estate, allora il welfare adesso ce lo fate voi.

No brunetta? Ci pensate voi?? Grazie brunetta. Sapevamo che potevamo contare su di lei. Che insomma sarebbe stato all’altezza.


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silvia ferreri il giugno 9th 2010 in lavoro femminile, madri lavoratrici

il calzino spaiato

Panzallaria è stata la prima blogger che mi ha accolto nella rete quando sono arrivata qui digiuna di tutto, strafatta solo di video e film, regista e manco troppo di documentari. Lei mi ha spiegato, aiutato, allertato e accompagnato in questi mesi di presenza del blog di uno virgola due. Per due ragioni, non so piĂą in quale ordine, perchè stima molto il mio lavoro e perchè le sono molto simpatica. Per le stesse due ragioni mi sento di parlarvi di questo spettacolo che sarĂ  in scena a Milano sabato prossimo: La rivincita del calzino spaiato. Non ho visto lo spettacolo dato che è in prima assoluta, ma vi posso dire che i testi di Panz sono quanto di piĂą profondo la rete proponga. Non nel senso di palloso, nel senso che in un modo o nell’altro Panz ti fa ridere o ti fa piangere. Come la letteratura vera diciamo. Io quando vedo un numerino che appare accanto al suo nome nel NetNewsWire corro subito a cliccarci. E non mi delude mai. Se siete a Milano sabato prossimo…

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silvia ferreri il maggio 6th 2010 in teatro

sui generis

Sui Generis è una manifestazione dedicata a donna e lavoro: per le pari opportunitĂ  in economia, politica e famiglia.Si tiene a Mantova da oggi fino all’8 di Maggio. Il video di presentazione è interessante e ben fatto. Peccato non aver saputo prima di questa manifestazione alla quale forse potevamo partecipare e dare qualche spunto. Chi ne ha qualche notizia in piĂą ci faccia sapere.

l’eroe mascherato

Io tra due mesi devo comprare casa. Oggi ci chiedavamo appunto io e Gianca se è il caso di accenderlo sto mutuo per la vita, o se vale la pena aspettare un eroe mascherato in calzamaglia che ci arriva lì il giorno del rogito con un pò di assegnini bell’e pronti. SarĂ  il caso però di fargli arrivare l’indirizzo del notaio o è come babbo natale che li sa tutti di default?

fila Babbo natale

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silvia ferreri il maggio 4th 2010 in riflessioni, vita quotidiana

La Gelmini le donne normali e l’era dell’ottimismo

“Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.” Maria Stella Gelmini, Corriere della Sera.

L’era dell’ottimismo. La chiamerei così questa nuova era, Signora Gelmini, mi ha dato una bella idea. L’era dell’ottimismo, come piaceva dire a un vecchio poeta delle lettere prestato a un centro commerciale (che per dircela tutta come immagine era quanto di meno ottimistico si potesse concepire). Ma d’altronde.

L’era dell’ottimismo allora. Chiamiamola così. Quest’era di crisi che segna la fine di prospettive di lavoro per maestre e operai, quest’era che abbassa ancora di più le aspettative riproduttive per famiglie il cui reddito prima precario ora è defunto. Qualche anno fa si facevano uno virgola due figli a testa, come dicevo in un mio documentario. Oggi credo meno. Perché quel poco di benessere e progettualità che due contratti precari permettevano a sposi allegri e appunto ottimisti, oggi manca. Anche grazie a lei. Non le voglio certo togliere il merito di questo.

Non le bastava però aver stangato migliaia di insegnanti e massacrato la scuola pubblica. Ha voluto dire la sua anche sulla maternità e sulle leggi che proteggono la donna lavoratrice madre.

Sono qui per questo signora Gelmini per ricordarle che quello straordinario testo unico di Legge del 2000, è il frutto di anni di lotte di donne e anche di uomini, cui lei Signora Gelmini dovrebbe essere grata come lo sono tutte le donne di questo paese. Perché grazie a quel testo unico, le donne sono protette dalla discriminazione e dal licenziamento, ma soprattutto cara signora sono protetti i bambini. Sono protetti dai datori di lavoro scellerati che vorrebbero le madri indietro quindici giorni dopo il parto e sono protetti dalle madri ancora più scellerate dei loro padroni che decidono di farlo. Per questo signora Gelmini il congedo parentale è un obbligo, perché non ci sia bambino o bambina che sia discriminato e che debba sentire la mancanza di sua madre nei primi mesi di vita a causa della mancanza di buon senso (cuore o cervello che sia). Peccato che proprio lei, signora Gelmini, ministro di questa nostra zoppicante repubblica abbia deciso di dare il cattivo esempio a questo paese tornando al lavoro ben prima di quanto le sarebbe permesso. Peccato che nessuno le faccia notare che sta infrangendo una legge dello stato, che sua figlia seppur figlia di un importante ministro, dovrebbe godere dello stesso privilegio che ogni neonato ha e che gli viene assicurato per legge: il diritto di stare con sua madre e di godere delle sue attenzioni nei i primi mesi della sua vita.

Le leggi si sa esistono per questa Maria Stella per evitare che qualche buontempone cada in tentazione facendo qualcosa che il buon senso dovrebbe proibire. Quando il buon senso non basta piĂą allora menomale che qualcun altro ci pensa per noi.

Perché sa, se tutto si risolvesse come dice lei con l’ottimismo quanto meglio staremmo tutte quante. Potrebbe signora Gelmini provare a infonderci un po’ del suo ottimismo? Potrebbe regalarne di grazia un po’ alle donne che perdono il lavoro e la salute per via del mobbing al rientro della gravidanza? Potrebbe spargerne un po’ sulle precarie a cui non viene confermato il contratto dopo l’annuncio del prossimo lieto evento? O su quelle che di ottimismo purtroppo mancano (ma come si fa dico io) quando devono decidere di lasciare il lavoro perché il loro stipendio non basterebbe a coprire le spese della baby sitter essendo gli asili insufficienti? E si ritrovano disoccupate a casa a trent’anni magari dopo anni di studio e fatiche?

Maria Stella, il tuo nome stesso butta luce su di noi. Accetta i nostri sacrifici di donne normali, come ti piace chiamarci, e indicaci la via. Rispetta le leggi e proteggile, tu che godi di privilegi a cui noi donne normali non possiamo aspirare.

Perché non sia mai che da oggi in poi qualche datore di lavoro diciamo così un po’ gelminiano debba dire lo ha fatto lei lo puoi fare anche tu, o perchè non le venga in mente signora Maria Stella di pensare se lo faccio io lo possono fare anche le altre, e mettere magari la pulce nell’orecchio alla collega delle pari opportunità per rivedere in tempo di crisi la legge a protezione della maternità.

Perché dovessimo legarci in catene davanti al ministero con i nostri figli al collo questa signora Gelmini non gliela faremo passare mai. Poche cose sono intoccabili in Italia, e questa è una di quelle.

Ma intanto la ringraziamo davvero di aver fatto passare e sdoganato soprattutto davanti ai suoi colleghi maschi,  quel vecchio messaggio contro il quale noi donne normali da anni lottiamo, che il congedo di maternità sia una sorta di vacanza premio a cui il parto ti dà diritto, un privilegio appunto. Grazie davvero signora Maria Stella per aver distrutto in pochi secondi il lavoro e le conquiste di anni.

Il privilegio infatti non è più un diritto acquisito ma qualcosa che il potente dà e il potente toglie. Lei è potente e noi siamo donne normali. Grazie di avercelo  ricordato di nuovo.

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escargot, giovedi prossimo

Per chi fosse interessato all’incontro di giovedi ecco qualche dettaglio.

Escargot volantino

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silvia ferreri il aprile 26th 2010 in incontri

Scusate se esulo -2-

Avrei dovuto prevedere che il Santoro del giovedì avrebbe avuto qualcosa da farmi aggiungere all’esulata. Un piccolo post scriptum. Era ospite questa sera nella sezione “giovani” un ragazzo extracomunitario, in Italia da quando era bambino, studente modello presso un’università italiana, che però non gode dei requisiti per avere la cittadinanza e dunque è costretto a rinnovare ogni anno il permesso di soggiorno. Aveva questo giovane non-italiano una conoscenza della lingua italiana sbalorditiva, una padronanza del lessico e della sintassi che vi assicuro da mancata professoressa d’italiano mi ha stupito in un ragazzo di quell’ età.

E mi sono chiesta, e se facessimo un esame per essere cittadini italiani e per avere l’italianità basato sulla conoscenza della lingua italiana? Per tutti però, anche per quelli che la cittadinanza italiana ce l’hanno già per diritto di nascita. Forse molti di quelli dell’Italia agli italiani li troveremmo in coda alle questure. Dovremmo provarci e vedere che succede. Fosse anche solo su secon life no?

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silvia ferreri il aprile 23rd 2010 in discriminazioni, media, riflessioni

scusate se esulo

Esulo lo so, scusate se esulo, mi ero ripromessa di non farlo più, ma non mi trattengo e dunque ho capito che o cambio l’intestazione di questo blog in “donne lavoro e altro” oppure ogni tanto esulo e via.

Ma permettetemelo perché l’escalation di notizie degli ultimi giorni  avrebbe meritato un post ciascuna. E per qualcuna forse ci sarà ma andiamo con ordine.

La prima fresca fresca di ieri: la giornata della Fiat. Fiat, come qualche lavoratore giustamente ricordava Fabbrica Italiana Automobili Torino, se il tutto poi avviene altrove magari gli dovrebbero almeno cambiare il nome. Marchionne comunque difendeva fiero l’internazionalità della Fiat, dicendo che questo avrebbe dovuto rendere tutti più contenti. All’osservazione di una giornalista che beh forse qualcuno di un po’ preoccupato c’era, s’è voltato come sorpreso da una domanda assolutamente fuori luogo, “chiii?” ha chiesto esterefatto. Beh gli operai di Termini Imerese, ha risposto la giornalista quasi intimidita dal tirare fuori di nuovo sta storia di Termini Imerese, come se fosse la solita menata. E infatti la reazione del grande manager è stata proprio quella del papà che ancora si trova a dire di no a richieste pressanti da parte di bambini un po’ rompicoglioni, del tipo la paghetta, il cane, l’uccello caraibico o la disco di sera a 11 anni. La risposta definitiva, ferma e decisa, del padre stremato da questo continuo tirargli la giacchetta, è uscita senza vergogna: “La decisione di Termini Imerese è stata presa. La vita continua.”

Qualcuno dovrebbe spiegare a questa specie di mostro in maglioncino di cashmere bluette che cos’è la vita fuori da una villa, uno yacht un ristorante, un campo da golf.

O forse arrivare addirittura a ricordargli il suicidio di chi perde il lavoro e non ce la fa a sopportarlo, prima di affermare con ironia che “la vita continua”. Per qualcuno si ferma, per qualcun altro magari va avanti. Più o meno come un calvario fino alla croce.

La seconda. La ministra pitipù Gelmini, core de mamma, che a solo dodici giorni dal parto lancia nell’aere l’idea delle graduatorie regionali. Così, tanto per spargere un po’ di bontà. A certa gente gli ormoni danno davvero alla testa. Io dodici giorni dopo aver partorito versavo lacrime per ogni ingiustizia del mondo, volevo adottare tutti gli orfani della terra e allattare i non orfani privi di latte materno, ma invece magari a lei è presa così: una bella botta di razzismo e via. Che se non me lo lasciano fare coi neri almeno ci provo coi terroni. Dovesse finire la baby Gel con una cattiva maestra come quelli in cui incappò il baby Trota-Bossi.

La terza ma non ultima. Non me ne vogliano i miei amici appassionati e tifosi, soprattutto uno, assiduo lettore di questo blog. Non me ne vogliano se esprimo qui tutta la mia antipatia per il calcio. Di più antipatico del calcio ci sono solo i tifosi violenti, quelli contro i quali nessuna amministrazione, nessun governo, nessun politico è riuscito mai a fare nulla (per ovvi interessi economici), quelli per intenderci che quando c’è una partita come quella di domenica scorsa a Roma tengono in ostaggio un’intera capitale. Quelli che danno fuoco (per fatalità di una molotov per carità) a un’auto con dentro una madre con i suoi due figli piccoli. Per fortuna la madre e i bimbi vengono messi in salvo mentre l’auto brucia.

E’ di ieri la notizia che l’amministrazione comunale ha deciso senza indugio di rifondere la povera donna con un’ auto nuova. Il minimo che si possa fare. Del resto che altro potrebbe servire a una famiglia che ha appena rischiato la vita e i cui due bambini rimarranno scioccati per sempre dall’immagine del fuoco intorno a loro e alla loro mamma? Forse potevano chiedere a Marchionne. Per fortuna almeno in questo caso, la vita va avanti. Per tutto il resto c’è Mastercard. Avrebbe detto qualcuno.

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silvia ferreri il aprile 22nd 2010 in bambini, riflessioni, scuola

non lo dico io lo dice l’istat

images-2 In Italia, in un giorno medio il tempo di lavoro totale (retribuito e familiare) arriva per le donne a 7h26′-  valore superiore a quello di molti altri paesi (Germania 6h16′, Belgio 6h39’, Norvegia 6h40’, Finlandia  6h45’ e Inghilterra 6h48’) ed inferiore solo a quello registrato nell’Est Europa - (per esempio, la Lituania  8h10’, la Slovenia 7h57’, la Lettonia 7h37’, l’Estonia 7h35’). Inoltre, se si guarda alla composizione  interna del lavoro totale, il lavoro familiare presenta n Italia un peso maggiore (74%) che altrove. Al  contrario, gli uomini italiani si collocano al penultimo posto per quantitĂ  di tempo dedicato  mediamente al lavoro totale (6h01’), seguiti solo dagli uomini tedeschi (5h56’).




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silvia ferreri il aprile 19th 2010 in lavoro femminile, madri lavoratrici, riflessioni

giovedì 29 aprile

carissima Silvia,

ti scrivo per dirti che con Elisa abbiamo quasi messo a punto
l’incontro del 29 aprile. In allegato trovi una bozza di invito. L’orario è da confermare.
Pensavamo - se sei d’accordo - di mandare il tuo documentario per intero,
seguìto da altri due brevi video: uno di Sabina Ambrogi (presente all’incontro) e l’altro:
un frammento dal documentario “Il corpo delle donne”, di Lorella Zanardo.
Successivamente, vorremmo ragionare con voi (come sai, ci saranno anche Elena Stancanelli ed Emanuele Trevi) sui temi: ’donne e rappresentazione televisiva’, ‘donne e lavoro’, ’stereotipi sulle donne proposti dalle donne stesse’.
Il nostro interesse nasce dalla constatazione di come il pensiero comune – anche con le migliori intenzioni - sia convogliato nella critica al modello televisivo che rappresenta, in realtĂ , una percentuale bassissima di donne.
ll risultato è un guazzabuglio di moralismo, critica ai costumi e denuncia ai mulini a vento.
Nei fatti, la realtà delle donne non è quella rappresentata dal piccolo schermo.
Ci siamo fatte l’idea che concentrare l’attenzione sul presunto ’scandalo’ della chirurgia estetica, sulle escort o sul velinismo ‘reificante’ (come fa la Zanardo, e non solo; ripeto: con le migliori intenzioni) sia un falso bersaglio; un’operazione che potenzialmente indebolisce eventuali proposte politiche.
E che comunque non è attendibile, nemmeno statisticamente, come campione rappresentativo.

Vorremmo, insomma, provare a capire se le donne
si sentano rappresentate dai problemi posti dall’immagine televisiva.
Noi non ne siamo così convinte. E soprattutto, non condividiamo il moralismo di fondo,
che le spartisce in ‘buone’ (con le rughe) e ‘cattive’ (con botulino).
Non siamo soddisfatte di questa narrazione. E ci chiediamo come mai, invece
che parlare di diritti e di politica, le donne esauriscano tutte le risorse, anche intellettuali, nell”oggettivazione’ del loro genere, come fosse qualcosa di posseduto ed estraneo al tempo stesso. Pare ci sia un’ossessione di fondo, ovvero: ’problemi relativi alla rappresentazione del  corpo’. Un procedimento di astrazione che gli uomini, per esempio, non praticano, a meno che non vogliano cambiare gender o fare il presidente del consiglio.

Ovviamente, questa è solo la (riccamente ingarbugliata) linea di fondo: politica o rappresentazione?
Metteremo altri temi sul piatto. Anche a partire dal tuo documentario.
Che parla di lavoro. E di maternitĂ .

Fammi sapere se ci sono problemi, intanto
buon fine settimana

Sara & Elisa

Ho ricevuto qualche giorno fa da Sara Ventroni ed Elisa Davoglio questa mail che altro non è che il succo del programma della serata del 29 Aprile a Roma alla quale mi hanno invitata insieme ad altre scrittrici e scrittori. L’ho trovata così interessante da volerla pubblicare e soprattutto ho trovato per la primissima volta qualcuno che (vi giuro senza averne mai parlato prima) ha il mio stesso identico pensiero su molti temi  proposti negli ultimi mesi che io non riconosco affatto come pregnanti nè nel loro contenuto nè soprattutto nella forma in cui sono stati velocemente impacchettati. Come a dire che anche a proporre i temi di discussione, a farne parlare, a farli girar ovunque per il web bisogna essere brave a fare marketing.

Le ringrazio di questa opportunitĂ  e soprattutto invito chi ha una serata libera giovedì 29 Aprile. Per chi ancora non l’ha visto sarĂ  una buona occasione per vedere Uno virgola due in proiezione. Vi dirò luogo e orario.


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silvia ferreri il aprile 18th 2010 in incontri, maternitĂ , media, riflessioni

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