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Varie a New York

Cose che mi hanno lasciata stupita, sbalordita, esterefatta, basita la scorsa settimana a  New York.

Stupita. All’angolo della strada dove stava il nostro albergo, al Village, c’è un parchetto meraviglioso per i bambini. Il parco tutto chiuso da recinzioni basse (altezza bambino per intenderci) e con un piccolo cancelletto di ferro battuto allingresso è pieno di giochi fissi per i bambini più grandi, e di  giocatoli tipo trenini automobiline e altri oggetti per i bimbi più piccoli. C’è una grande quadrato pieno di sabbia dove i bambini rotolano e costruiscono case e castelli, e un’enorme fontana con un alto getto rotondo sotto la quale  i bambini sguazzano. Si rischia l’effetto cotoletta, ma vi giuro, la gioia che sprizza da quel piccolissimo parco giochi di città è ad altissima densità. Il tutto autogestito dalle famiglie del quartiere che si occupano di pulirlo e di comprare i giochi che poi vengono lasciati lì a disposizione di tutti i bambini. Nella notte il tutto giace sotto le stelle della Grande Mela e nessuno tocca niente. Su una bacheca di legno, pubblicità di corsi yoga e attività per bambini, i numeri dei responsabili e identikit con foto di un uomo accusato di aver avvicinato in maniera sospetta dei bambini. Per condividere tutto.

Sbalordita. New York è una grande onda d’amore sulla quale devi imparare  a rimanere in equilibrio. Non l’ho detto io ma una donna incontrata alla New York Public Library dove era fiera e felice di essere volontaria. Da lei ho scoperto, e questo mi ha lasciato sbalordita, che la Public Library di New York da quando è stata fondata raccoglie tutto lo scibile umano di tutto il mondo in tutte le lingue esistenti in almeno due copie. Questo perché per volere dei padri fondatori la cultura è la base della democrazia e proprio per questo ogni testo deve essere accessibile e consultabile da chiunque di qualunque nazionalità e provenienza. Basta entrare e chiedere. E vi sarà dato da leggere e studiare.

Esterefatta. Due mie amiche  di New York, una quasi al nono mese di gravidanza, l’altra con un bambino molto piccolo hanno entrambe deciso di lasciare i loro ottimi e ottimamente pagati impieghi. Entrambe con posizioni molto elevate e competitive e dunque con orari lunghi e poco tempo libero, hanno voluto lasciare il lavoro per dedicarsi completamente ai loro figli nei primi mesi di vita. Alla mia domanda ma pensate che poi riuscirete a rientrare e trovare un nuovo lavoro se non equivalente quantomeno soddisfacente, mi hanno guardata come se  non avessero capito la domanda. Esterefatte anche loro.

Basita. Ho perso l’Iphone per strada e me lo hanno riportato.

E’ andata così, sono in giro con Michelangelo e con la mia amica e il suo bimbo piccolo (vedi sopra) quando mi accorgo di non avere più il telefono, attimo di disperazione, la mia amica chiama il mio numero. Equannomai mi dico tra me e me in un becero italiano, quando sento lei  che tranquillamente conversa con chi aveva trovato il mio iphone. Gli dà il cross dove ci troviamo e dopo dieci minuti un uomo scende da un taxi e me lo porge. In cambio mi chiede una foto insieme a Michelangelo. Sorriso, flash.

Vi giuro che è tutto vero.

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silvia ferreri on aprile 17th 2010 in altrove, bambini, lavoro femminile

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