Archive for the 'bambini' Category

scusate se esulo

Esulo lo so, scusate se esulo, mi ero ripromessa di non farlo più, ma non mi trattengo e dunque ho capito che o cambio l’intestazione di questo blog in “donne lavoro e altro” oppure ogni tanto esulo e via.

Ma permettetemelo perché l’escalation di notizie degli ultimi giorni  avrebbe meritato un post ciascuna. E per qualcuna forse ci sarà ma andiamo con ordine.

La prima fresca fresca di ieri: la giornata della Fiat. Fiat, come qualche lavoratore giustamente ricordava Fabbrica Italiana Automobili Torino, se il tutto poi avviene altrove magari gli dovrebbero almeno cambiare il nome. Marchionne comunque difendeva fiero l’internazionalità della Fiat, dicendo che questo avrebbe dovuto rendere tutti più contenti. All’osservazione di una giornalista che beh forse qualcuno di un po’ preoccupato c’era, s’è voltato come sorpreso da una domanda assolutamente fuori luogo, “chiii?” ha chiesto esterefatto. Beh gli operai di Termini Imerese, ha risposto la giornalista quasi intimidita dal tirare fuori di nuovo sta storia di Termini Imerese, come se fosse la solita menata. E infatti la reazione del grande manager è stata proprio quella del papà che ancora si trova a dire di no a richieste pressanti da parte di bambini un po’ rompicoglioni, del tipo la paghetta, il cane, l’uccello caraibico o la disco di sera a 11 anni. La risposta definitiva, ferma e decisa, del padre stremato da questo continuo tirargli la giacchetta, è uscita senza vergogna: “La decisione di Termini Imerese è stata presa. La vita continua.”

Qualcuno dovrebbe spiegare a questa specie di mostro in maglioncino di cashmere bluette che cos’è la vita fuori da una villa, uno yacht un ristorante, un campo da golf.

O forse arrivare addirittura a ricordargli il suicidio di chi perde il lavoro e non ce la fa a sopportarlo, prima di affermare con ironia che “la vita continua”. Per qualcuno si ferma, per qualcun altro magari va avanti. Più o meno come un calvario fino alla croce.

La seconda. La ministra pitipù Gelmini, core de mamma, che a solo dodici giorni dal parto lancia nell’aere l’idea delle graduatorie regionali. Così, tanto per spargere un po’ di bontà. A certa gente gli ormoni danno davvero alla testa. Io dodici giorni dopo aver partorito versavo lacrime per ogni ingiustizia del mondo, volevo adottare tutti gli orfani della terra e allattare i non orfani privi di latte materno, ma invece magari a lei è presa così: una bella botta di razzismo e via. Che se non me lo lasciano fare coi neri almeno ci provo coi terroni. Dovesse finire la baby Gel con una cattiva maestra come quelli in cui incappò il baby Trota-Bossi.

La terza ma non ultima. Non me ne vogliano i miei amici appassionati e tifosi, soprattutto uno, assiduo lettore di questo blog. Non me ne vogliano se esprimo qui tutta la mia antipatia per il calcio. Di più antipatico del calcio ci sono solo i tifosi violenti, quelli contro i quali nessuna amministrazione, nessun governo, nessun politico è riuscito mai a fare nulla (per ovvi interessi economici), quelli per intenderci che quando c’è una partita come quella di domenica scorsa a Roma tengono in ostaggio un’intera capitale. Quelli che danno fuoco (per fatalità di una molotov per carità) a un’auto con dentro una madre con i suoi due figli piccoli. Per fortuna la madre e i bimbi vengono messi in salvo mentre l’auto brucia.

E’ di ieri la notizia che l’amministrazione comunale ha deciso senza indugio di rifondere la povera donna con un’ auto nuova. Il minimo che si possa fare. Del resto che altro potrebbe servire a una famiglia che ha appena rischiato la vita e i cui due bambini rimarranno scioccati per sempre dall’immagine del fuoco intorno a loro e alla loro mamma? Forse potevano chiedere a Marchionne. Per fortuna almeno in questo caso, la vita va avanti. Per tutto il resto c’è Mastercard. Avrebbe detto qualcuno.

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silvia ferreri on aprile 22nd 2010 in bambini, riflessioni, scuola

Varie a New York

Cose che mi hanno lasciata stupita, sbalordita, esterefatta, basita la scorsa settimana a  New York.

Stupita. All’angolo della strada dove stava il nostro albergo, al Village, c’è un parchetto meraviglioso per i bambini. Il parco tutto chiuso da recinzioni basse (altezza bambino per intenderci) e con un piccolo cancelletto di ferro battuto allingresso è pieno di giochi fissi per i bambini piĂą grandi, e di  giocatoli tipo trenini automobiline e altri oggetti per i bimbi piĂą piccoli. C’è una grande quadrato pieno di sabbia dove i bambini rotolano e costruiscono case e castelli, e un’enorme fontana con un alto getto rotondo sotto la quale  i bambini sguazzano. Si rischia l’effetto cotoletta, ma vi giuro, la gioia che sprizza da quel piccolissimo parco giochi di cittĂ  è ad altissima densitĂ . Il tutto autogestito dalle famiglie del quartiere che si occupano di pulirlo e di comprare i giochi che poi vengono lasciati lì a disposizione di tutti i bambini. Nella notte il tutto giace sotto le stelle della Grande Mela e nessuno tocca niente. Su una bacheca di legno, pubblicitĂ  di corsi yoga e attivitĂ  per bambini, i numeri dei responsabili e identikit con foto di un uomo accusato di aver avvicinato in maniera sospetta dei bambini. Per condividere tutto.

Sbalordita. New York è una grande onda d’amore sulla quale devi imparare  a rimanere in equilibrio. Non l’ho detto io ma una donna incontrata alla New York Public Library dove era fiera e felice di essere volontaria. Da lei ho scoperto, e questo mi ha lasciato sbalordita, che la Public Library di New York da quando è stata fondata raccoglie tutto lo scibile umano di tutto il mondo in tutte le lingue esistenti in almeno due copie. Questo perché per volere dei padri fondatori la cultura è la base della democrazia e proprio per questo ogni testo deve essere accessibile e consultabile da chiunque di qualunque nazionalità e provenienza. Basta entrare e chiedere. E vi sarà dato da leggere e studiare.

Esterefatta. Due mie amiche  di New York, una quasi al nono mese di gravidanza, l’altra con un bambino molto piccolo hanno entrambe deciso di lasciare i loro ottimi e ottimamente pagati impieghi. Entrambe con posizioni molto elevate e competitive e dunque con orari lunghi e poco tempo libero, hanno voluto lasciare il lavoro per dedicarsi completamente ai loro figli nei primi mesi di vita. Alla mia domanda ma pensate che poi riuscirete a rientrare e trovare un nuovo lavoro se non equivalente quantomeno soddisfacente, mi hanno guardata come se  non avessero capito la domanda. Esterefatte anche loro.

Basita. Ho perso l’Iphone per strada e me lo hanno riportato.

E’ andata così, sono in giro con Michelangelo e con la mia amica e il suo bimbo piccolo (vedi sopra) quando mi accorgo di non avere più il telefono, attimo di disperazione, la mia amica chiama il mio numero. Equannomai mi dico tra me e me in un becero italiano, quando sento lei  che tranquillamente conversa con chi aveva trovato il mio iphone. Gli dà il cross dove ci troviamo e dopo dieci minuti un uomo scende da un taxi e me lo porge. In cambio mi chiede una foto insieme a Michelangelo. Sorriso, flash.

Vi giuro che è tutto vero.

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silvia ferreri on aprile 17th 2010 in altrove, bambini, lavoro femminile

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