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		<title>discriminazioni, stipendi e possibilità di carriera</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 07:43:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia ferreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stavo giusto leggendo Repubblica questa mattina mentre i miei ometti ancora dormono e ovviamente il primo articolo che sono andata a leggere titolava &#8221; Lavoro, la discriminazione femminile, meno posti e stipendi più bassi del 21, 4%.&#8221;
Non che ci sia bisogno di alcun commento, ma vi invito a leggere Francesca Sanzo su Donne Pensanti sull&#8217;articolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo giusto leggendo Repubblica questa mattina mentre i miei ometti ancora dormono e ovviamente il primo articolo che sono andata a leggere titolava<a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/08/18/news/lavoro_stipendi_pi_bassi_per_le_donne-6357236/?ref=HREC1-9"> <span style="color: #ff0000;">&#8221; Lavoro, la discriminazione femminile, meno posti e stipendi più bassi del 21, 4%.&#8221;</span></a></p>
<p>Non che ci sia bisogno di alcun commento, ma vi invito a leggere Francesca Sanzo su<span style="color: #ff0000;"> </span><a href="http://donnepensanti.ning.com/forum/topic/show?id=4545755%3ATopic%3A6859&amp;xgs=1&amp;xg_source=msg_share_topic"><span style="color: #ff0000;">Donne Pensanti </span></a><span style="color: #000000;">s</span>ull&#8217;articolo e sull&#8217;argomento. Fa un questionario che potrebbe essere piuttosto utile. Dategli un&#8217;occhiata e provate a rispondere.</p>
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		<title>resistenza</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 13:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia ferreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi devo scusare. Con un sacco di gente dunque lo faccio qui oggi 6 agosto quando mi sembra di respirare un attimo (ma neanche troppo). Con le lettrici per aver abbandonato a lungo il blog senza preavviso che non è mai una cosa bella da fare (a parte qualche sporadica risposta), con le colleghe blogger [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi devo scusare. Con un sacco di gente dunque lo faccio qui oggi 6 agosto quando mi sembra di respirare un attimo (ma neanche troppo). Con le lettrici per aver abbandonato a lungo il blog senza preavviso che non è mai una cosa bella da fare (a parte qualche sporadica risposta), con le colleghe blogger che mi hanno lanciato mail, corde e appelli a cui io non ho potuto dar seguito, con amiche alle cui mail è passato pure un mese prima che potessi rispondere. Mi scuso qui con tutti.</p>
<p>Ma.</p>
<p>Ho dormito poco in questi ultimi tre mesi. Meno della mia media quotidiana che era già poco.</p>
<p>Ho scritto poco, ho lavorato poco.  Ho fatto tutto poco. Gli eventi quotidiani mi hanno travolta ogni giorno, giorno per giorno e ogni risoluzione poneva un nuovo dubbio, e ogni dubbio risolto si trasformava in una nuova questione.  Il cervello sembrava sempre carico di qualche ingombro.</p>
<p>E’ stato un periodo intenso con Michelangelo che cresce e io mi sento sempre un po’ impreparata, sempre un po’ in ritardo, sembra sempre che lui preceda di un attimo il mio imparare che vada sempre un po’ più veloce di me. Quando mi sembra di sapere quello che devo fare si è già passati avanti. Non so, funziona sempre così con i bambini?</p>
<p>A questo si aggiunge l ’acquisto della nuova casa, la ristrutturazione, l’architetto, i preventivi, le scelte (che menomale che nel mio range cromatico esistono solo il bianco e il nero e qualche minima variazione di grigio) l’ennesimo trasloco. E il caldo il caldo il caldo.</p>
<p>E poi il lavoro (certamente) e l’operazione dell’uomo di casa che toglie in momenti cruciali le due braccia principali a tutto l’ambaradan.</p>
<p>Insomma un’ecatombe. Nessun aiuto dalle rispettive famiglie. Come di norma. Certi giorni ero così stanca che piangevo per il troppo stress. Mai sono stata così stanca così intensamente e inverosimilmente stanca, con il corpo e con la mente.</p>
<p>Però il peggio è passato. Da una decina di giorni abbiamo trovato rifugio in Puglia. Il mare è trasparente e quei minuti che passano dall’arrivo in spiaggia a Mic che reclama ogni attenzione sono pura pace. Poi iniziano il gioco e la giornata. Poco spazio ai pensieri e alle preoccupazioni.</p>
<p>E devo dire c’è questa cosa che a me la Puglia mi fa un effetto che mi rimette in circolo tutto il sangue al doppio della velocità e mi sale l’adrenalina della felicità, il buon umore, una sensazione di potenza e onnipotenza che mi fa mormorare tra me e me “andrà tutto bene andrà tutto bene”. Ora ci sono con mio figlio. Per la prima volta. E lo guardo e mi si apre il cuore a vederlo giocare nella mia sabbia.</p>
<p>E così nelle tre ore che lui mi regala quando crolla nel sonno pomeridiano sfinito dal mare dei bambini io riesco a tornare a scrivere. Finalmente anche solo col pensiero riesco a riprendere in mano i miei progetti, i miei racconti, il nuovo libro.</p>
<p>Sono solo tre ore eppure mi sembrano molte di più per l’energia che mi porto appresso.</p>
<p>Ho lasciato indietro tante cose negli ultimi tre mesi. Troppe. Alcune molto importanti, altre sono state le prime a cadere, forse non lo erano così tanto. La selezione naturale appare brutale ma estremamente efficace in questi casi.</p>
<p>Però c’è una cosa che mi dà il cruccio, a cui avrei voluto rispondere subito, a cui avrei voluto dar voce immediatamente, perché è un pensiero importante e tutti dovremmo rifletterci. Un post scritto da Francesca Sanzo, Panzallaria, la creatrice insieme ad altre donne di <a href="http://www.donnepensanti.net/"><span style="color: #ff0000;">Donne Pensanti</span></a>. Chiedeva a tutti noi di iniziare una RESISTENZA, una resistenza attiva ai modelli di pensiero stereotipati e unilaterali. Ci chiedeva di diventare PARTIGIANI del pensiero.</p>
<p>Mi è sembrata in quel momento di afa e stanchezza un’immagine bellissima. Noi partigiani e staffette in un paese che ancora una volta è finito nelle mani sbagliate. E nessuno di noi si può esentare. Ognuno deve partecipare, metterci qualcosa. Chi il pane, chi la bici, chi la salsiccia.</p>
<p>Diceva Francesca. Quando mia figlia mi chiederà Mamma cosa hai fatto tu per impedire tutto questo? Non voglio risponderle niente, io non ho fatto niente.</p>
<p>Nemmeno io, quando Michelangelo me lo chiederà. E allora immaginiamoceli i nostri figli, tutti insieme, tutti in fila, a guardarci, a interrogarci con gli occhi, con lo sguardo. Che cosa gli potremo rispondere? Stavo lavorando, guadagnando, traslocando, ristrutturando, risolvendo centomila problemi?</p>
<p>Non si tratta di trovare un’ alternativa politica. Quella  arriverà prima o poi, ormai è solo questione di qualche anno, uno due cinque.  Né di tirar su edifici come dopo una guerra. Quella che ci dobbiamo preparare a fare è una ricostruzione etica e culturale di questo paese. E’ questo che lasceremo ai nostri figli. E per fare questo non bastano cinque anni, ci vuole una vita, una generazione intera che si prende sulle spalle la responsabilità.</p>
<p>E siamo noi. Non è più possibile delegare agli altri. Dobbiamo pensare, parlare, discutere, unirci, trovarci. Spegniamo le televisioni, portiamo i nostri figli al cinema, a teatro, ad ascoltare musica a vedere una mostra. Raccontiamogli che cos’è il bello, che cos’è l’arte, la ricerca.  Programmiamo viaggi insieme a loro. Scopriamo popoli, usanze, cibi, gusti, lingue. Facciamo tutto questo da soli o con altre famiglie. Condividere le esperienze ci fa sentire meno soli e aiuta i bambini a stare insieme fin da piccoli.</p>
<p>E’ la spinta a ritrovare il pensiero, a uscire di casa, a scegliere di diventare attivi, e non più passivi. Sono certa che i risultati saranno lì molto prima di quanto pensiamo. Che i nostri figli capiranno la differenza, impareranno a scegliere da bambini e da giovani adulti tra il bello e il brutto. E’ un principio culturale che facilmente si trasforma in principio etico.</p>
<p>Dobbiamo intervenire ora. Dobbiamo diventare partigiani e mettere in atto la nostra resistenza. Non c’è più tempo da perdere. Mio figlio ha sedici mesi. Quando mi chiederà mamma ma tu cosa hai fatto per questo paese, non mi piacerà abbassare gli occhi e cercare una scusa. Preferirei mostrargli le cicatrici.</p>
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		<title>brunetta dixit</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 21:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia ferreri</dc:creator>
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Infatti visto che fino a oggi il welfare ce lo siamo fatte da noi, adesso che le nostre nonne baby sitter lavorano cinque anni in più, ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: normal; text-transform: none; margin-top: 10px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px;">Allora ieri il brunetta dixit, che cosa devono fare le donne con quei cinque anni in più? Accudire i loro figli? O magari i nipoti? Meglio che lavorino no?<br />
Infatti visto che fino a oggi il welfare ce lo siamo fatte da noi, adesso che le nostre nonne baby sitter lavorano cinque anni in più, ora che siamo diventate vere europee, come le olandesi in topless a Riccione d’estate, allora il welfare adesso ce lo fate voi.</p>
<p style="font-weight: normal; text-transform: none; margin-top: 10px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px;">No brunetta? Ci pensate voi?? Grazie brunetta. Sapevamo che potevamo contare su di lei. Che insomma sarebbe stato all’altezza.</p>
<p style="font-weight: normal; text-transform: none; margin-top: 10px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px;">
<div><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></div>
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		<title>il calzino spaiato</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 15:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia ferreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Panzallaria è stata la prima blogger che mi ha accolto nella rete quando sono arrivata qui digiuna di tutto, strafatta solo di video e film, regista e manco troppo di documentari. Lei mi ha spiegato, aiutato, allertato e accompagnato in questi mesi di presenza del blog di uno virgola due. Per due ragioni, non so [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Panzallaria è stata la prima blogger che mi ha accolto nella rete quando sono arrivata qui digiuna di tutto, strafatta solo di video e film, regista e manco troppo di documentari. Lei mi ha spiegato, aiutato, allertato e accompagnato in questi mesi di presenza del blog di uno virgola due. Per due ragioni, non so più in quale ordine, perchè stima molto il mio lavoro e perchè le sono molto simpatica. Per le stesse due ragioni mi sento di parlarvi di questo spettacolo che sarà in scena a Milano sabato prossimo: <span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.panzallaria.com/lo-spettacolo-ovvero-il-calzino-spaiato/"><span style="color: #ff0000;">La rivincita del calzino spaiato</span></a></span>. Non ho visto lo spettacolo dato che è in prima assoluta, ma vi posso dire che i testi di Panz sono quanto di più profondo la rete proponga. Non nel senso di palloso, nel senso che in un modo o nell&#8217;altro Panz ti fa ridere o ti fa piangere. Come la letteratura vera diciamo. Io quando vedo un numerino che appare accanto al suo nome nel NetNewsWire corro subito a cliccarci. E non mi delude mai. Se siete a Milano sabato prossimo&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-528" title="locandina_1" src="http://www.unovirgoladue.com/blog/wp-content/uploads/2010/05/locandina_1.jpg" alt="locandina_1" width="444" height="638" /></p>
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		<title>sui generis</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 11:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia ferreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sui Generis è una manifestazione dedicata a donna e lavoro: per le pari opportunità in economia, politica e famiglia.Si tiene a Mantova da oggi fino all&#8217;8 di Maggio. Il video di presentazione è interessante e ben fatto. Peccato non aver saputo prima di questa manifestazione alla quale forse potevamo partecipare e dare qualche spunto. Chi ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sui Generis è una manifestazione dedicata a donna e lavoro: per le pari opportunità in economia, politica e famiglia.Si tiene a Mantova da oggi fino all&#8217;8 di Maggio. Il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=COy8Wn8CBXQ"><span style="color: #ff0000;">video di presentazione</span></a> è interessante e ben fatto. Peccato non aver saputo prima di questa manifestazione alla quale forse potevamo partecipare e dare qualche spunto. Chi ne ha qualche notizia in più ci faccia sapere.</p>
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		<title>l&#8217;eroe mascherato</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 21:18:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia ferreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io tra due mesi devo comprare casa. Oggi ci chiedavamo appunto io e Gianca se è il caso  di accenderlo sto mutuo per la vita, o se vale la pena aspettare un eroe mascherato in calzamaglia che ci arriva lì il giorno del rogito con un pò di assegnini bell&#8217;e pronti. Sarà il caso però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io tra due mesi devo comprare casa. Oggi ci chiedavamo appunto io e Gianca se è il caso  di accenderlo sto mutuo per la vita, o se vale la pena aspettare un eroe mascherato in calzamaglia che ci arriva lì il giorno del rogito con un pò di assegnini bell&#8217;e pronti. Sarà il caso però di fargli arrivare l&#8217;indirizzo del notaio o è come babbo natale che li sa tutti di default?</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-512" title="fila Babbo natale" src="http://www.unovirgoladue.com/blog/wp-content/uploads/2010/05/fila-Babbo-natale.jpg" alt="fila Babbo natale" width="648" height="275" /></p>
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		<title>La Gelmini le donne normali e l’era dell’ottimismo</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 17:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia ferreri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.” Maria Stella Gelmini, Corriere della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.” Maria Stella Gelmini, Corriere della Sera.</p>
<p>L’era dell’ottimismo. La chiamerei così questa nuova era, Signora Gelmini, mi ha dato una bella idea. L’era dell’ottimismo, come piaceva dire a un vecchio poeta delle lettere prestato a un centro commerciale (che per dircela tutta come immagine era quanto di meno ottimistico si potesse concepire). Ma d&#8217;altronde.</p>
<p>L’era dell’ottimismo allora. Chiamiamola così. Quest’era di crisi che segna la fine di prospettive di lavoro per maestre e operai, quest’era che abbassa ancora di più le aspettative riproduttive per famiglie il cui reddito prima precario ora è defunto. Qualche anno fa si facevano uno virgola due figli a testa, come dicevo in un mio documentario. Oggi credo meno. Perché quel poco di benessere e progettualità che due contratti precari permettevano a sposi allegri e appunto ottimisti, oggi manca. Anche grazie a lei. Non le voglio certo togliere il merito di questo.</p>
<p>Non le bastava però aver stangato migliaia di insegnanti e massacrato la scuola pubblica. Ha voluto dire la sua anche sulla maternità e sulle leggi che proteggono la donna lavoratrice madre.</p>
<p>Sono qui per questo signora Gelmini per ricordarle che quello straordinario testo unico di Legge del 2000, è il frutto di anni di lotte di donne e anche di uomini, cui lei Signora Gelmini dovrebbe essere grata come lo sono tutte le donne di questo paese. Perché grazie a quel testo unico, le donne sono protette dalla discriminazione e dal licenziamento, ma soprattutto cara signora sono protetti i bambini. Sono protetti dai datori di lavoro scellerati che vorrebbero le madri indietro quindici giorni dopo il parto e sono protetti dalle madri ancora più scellerate dei loro padroni che decidono di farlo. Per questo signora Gelmini il congedo parentale è un obbligo, perché non ci sia bambino o bambina che sia discriminato e che debba sentire la mancanza di sua madre nei primi mesi di vita a causa della mancanza di buon senso (cuore o cervello che sia). Peccato che proprio lei, signora Gelmini, ministro di questa nostra zoppicante repubblica abbia deciso di dare il cattivo esempio a questo paese tornando al lavoro ben prima di quanto le sarebbe permesso. Peccato che nessuno le faccia notare che sta infrangendo una legge dello stato, che sua figlia seppur figlia di un importante ministro, dovrebbe godere dello stesso privilegio che ogni neonato ha e che gli viene assicurato per legge: il diritto di stare con sua madre e di godere delle sue attenzioni nei i primi mesi della sua vita.</p>
<p>Le leggi si sa esistono per questa Maria Stella per evitare che qualche buontempone cada in tentazione facendo qualcosa che il buon senso dovrebbe proibire. Quando il buon senso non basta più allora menomale che qualcun altro ci pensa per noi.</p>
<p>Perché sa, se tutto si risolvesse come dice lei con l’ottimismo quanto meglio staremmo tutte quante. Potrebbe signora Gelmini provare a infonderci un po’ del suo ottimismo? Potrebbe regalarne di grazia un po’ alle donne che perdono il lavoro e la salute per via del mobbing al rientro della gravidanza? Potrebbe spargerne un po’ sulle precarie a cui non viene confermato il contratto dopo l’annuncio del prossimo lieto evento? O su quelle che di ottimismo purtroppo mancano (ma come si fa dico io) quando devono decidere di lasciare il lavoro perché il loro stipendio non basterebbe a coprire le spese della baby sitter essendo gli asili insufficienti? E si ritrovano disoccupate a casa a trent’anni magari dopo anni di studio e fatiche?</p>
<p>Maria Stella, il tuo nome stesso butta luce su di noi. Accetta i nostri sacrifici di donne normali, come ti piace chiamarci, e indicaci la via. Rispetta le leggi e proteggile, tu che godi di privilegi a cui noi donne normali non possiamo aspirare.</p>
<p>Perché non sia mai che da oggi in poi qualche datore di lavoro diciamo così un po’ gelminiano debba dire lo ha fatto lei lo puoi fare anche tu, o perchè non le venga in mente signora Maria Stella di pensare se lo faccio io lo possono fare anche le altre, e mettere magari la pulce nell’orecchio alla collega delle pari opportunità per rivedere in tempo di crisi la legge a protezione della maternità.</p>
<p>Perché dovessimo legarci in catene davanti al ministero con i nostri figli al collo questa signora Gelmini non gliela faremo passare mai. Poche cose sono intoccabili in Italia, e questa è una di quelle.</p>
<p>Ma intanto la ringraziamo davvero di aver fatto passare e sdoganato soprattutto davanti ai suoi colleghi maschi,  quel vecchio messaggio contro il quale noi donne normali da anni lottiamo, che il congedo di maternità sia una sorta di vacanza premio a cui il parto ti dà diritto, un privilegio appunto. Grazie davvero signora Maria Stella per aver distrutto in pochi secondi il lavoro e le conquiste di anni.</p>
<p>Il privilegio infatti non è più un diritto acquisito ma qualcosa che il potente dà e il potente toglie. Lei è potente e noi siamo donne normali. Grazie di avercelo  ricordato di nuovo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-505" title="index_r1_c5" src="http://www.unovirgoladue.com/blog/wp-content/uploads/2010/05/index_r1_c5.jpg" alt="index_r1_c5" width="520" height="480" /></p>
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		<title>escargot, giovedi prossimo</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 23:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia ferreri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[uno virgola due]]></category>

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		<description><![CDATA[Per chi fosse interessato all&#8217;incontro di giovedi ecco qualche dettaglio.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi fosse interessato all&#8217;incontro di giovedi ecco qualche dettaglio.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-491" title="Escargot volantino" src="http://www.unovirgoladue.com/blog/wp-content/uploads/2010/04/Escargot-volantino3-724x1024.jpg" alt="Escargot volantino" width="579" height="819" /></p>
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		<title>Scusate se esulo -2-</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 23:07:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia ferreri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Avrei dovuto prevedere che il Santoro del giovedì avrebbe avuto qualcosa da farmi aggiungere all’esulata. Un piccolo post scriptum. Era ospite questa sera nella sezione “giovani” un ragazzo extracomunitario, in Italia da quando era bambino, studente modello presso un’università italiana, che però non gode dei requisiti per avere la cittadinanza e dunque è costretto a rinnovare ogni anno il permesso di soggiorno. Aveva questo giovane non-italiano una conoscenza della lingua italiana sbalorditiva, una padronanza del lessico e della sintassi che vi assicuro da mancata professoressa d’italiano mi ha stupito in un ragazzo di quell’ età.</p>
<p>E mi sono chiesta, e se facessimo un esame per essere cittadini italiani e per avere l’italianità basato sulla conoscenza della lingua italiana? Per tutti però, anche per quelli che la cittadinanza italiana ce l’hanno già per diritto di nascita. Forse molti di quelli dell’Italia agli italiani li troveremmo in coda alle questure. Dovremmo provarci e vedere che succede. Fosse anche solo su secon life no?</p>
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		<title>scusate se esulo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 15:57:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia ferreri</dc:creator>
				<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[Esulo lo so, scusate se esulo, mi ero ripromessa di non farlo più, ma non mi trattengo e dunque ho capito che o cambio l’intestazione di questo blog in “donne lavoro e altro” oppure ogni tanto esulo e via.
Ma permettetemelo perché l’escalation di notizie degli ultimi giorni  avrebbe meritato un post ciascuna. E per qualcuna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esulo lo so, scusate se esulo, mi ero ripromessa di non farlo più, ma non mi trattengo e dunque ho capito che o cambio l’intestazione di questo blog in “donne lavoro e altro” oppure ogni tanto esulo e via.</p>
<p>Ma permettetemelo perché l’escalation di notizie degli ultimi giorni  avrebbe meritato un post ciascuna. E per qualcuna forse ci sarà ma andiamo con ordine.</p>
<p>La prima fresca fresca di ieri: la giornata della Fiat. Fiat, come qualche lavoratore giustamente ricordava Fabbrica Italiana Automobili Torino, se il tutto poi avviene altrove magari gli dovrebbero almeno cambiare il nome. Marchionne comunque difendeva fiero l’internazionalità della Fiat, dicendo che questo avrebbe dovuto rendere tutti più contenti. All’osservazione di una giornalista che beh forse qualcuno di un po’ preoccupato c’era, s’è voltato come sorpreso da una domanda assolutamente fuori luogo, “chiii?” ha chiesto esterefatto. Beh gli operai di Termini Imerese, ha risposto la giornalista quasi intimidita dal tirare fuori di nuovo sta storia di Termini Imerese, come se fosse la solita menata. E infatti la reazione del grande manager è stata proprio quella del papà che ancora si trova a dire di no a richieste pressanti da parte di bambini un po’ rompicoglioni, del tipo la paghetta, il cane, l’uccello caraibico o la disco di sera a 11 anni. La risposta definitiva, ferma e decisa, del padre stremato da questo continuo tirargli la giacchetta, è uscita senza vergogna: “La decisione di Termini Imerese è stata presa. La vita continua.”</p>
<p>Qualcuno dovrebbe spiegare a questa specie di mostro in maglioncino di cashmere bluette che cos’è la vita fuori da una villa, uno yacht un ristorante, un campo da golf.</p>
<p>O forse arrivare addirittura a ricordargli il suicidio di chi perde il lavoro e non ce la fa a sopportarlo, prima di affermare con ironia che “la vita continua”. Per qualcuno si ferma, per qualcun altro magari va avanti. Più o meno come un calvario fino alla croce.</p>
<p>La seconda. La ministra pitipù Gelmini, core de mamma, che a solo dodici giorni dal parto lancia nell’aere l’idea delle graduatorie regionali. Così, tanto per spargere un po’ di bontà. A certa gente gli ormoni danno davvero alla testa. Io dodici giorni dopo aver partorito versavo lacrime per ogni ingiustizia del mondo, volevo adottare tutti gli orfani della terra e allattare i non orfani privi di latte materno, ma invece magari a lei è presa così: una bella botta di razzismo e via. Che se non me lo lasciano fare coi neri almeno ci provo coi terroni. Dovesse finire la baby Gel con una cattiva maestra come quelli in cui incappò il baby Trota-Bossi.</p>
<p>La terza ma non ultima. Non me ne vogliano i miei amici appassionati e tifosi, soprattutto uno, assiduo lettore di questo blog. Non me ne vogliano se esprimo qui tutta la mia antipatia per il calcio. Di più antipatico del calcio ci sono solo i tifosi violenti, quelli contro i quali nessuna amministrazione, nessun governo, nessun politico è riuscito mai a fare nulla (per ovvi interessi economici), quelli per intenderci che quando c’è una partita come quella di domenica scorsa a Roma tengono in ostaggio un’intera capitale. Quelli che danno fuoco (per fatalità di una molotov per carità) a un’auto con dentro una madre con i suoi due figli piccoli. Per fortuna la madre e i bimbi vengono messi in salvo mentre l’auto brucia.</p>
<p>E’ di ieri la notizia che l’amministrazione comunale ha deciso senza indugio di rifondere la povera donna con un’ auto nuova. Il minimo che si possa fare. Del resto che altro potrebbe servire a una famiglia che ha appena rischiato la vita e i cui due bambini rimarranno scioccati per sempre dall’immagine del fuoco intorno a loro e alla loro mamma? Forse potevano chiedere a Marchionne. Per fortuna almeno in questo caso, la vita va avanti. Per tutto il resto c’è Mastercard. Avrebbe detto qualcuno.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-467" title="6081063" src="http://www.unovirgoladue.com/blog/wp-content/uploads/2010/04/6081063.jpg" alt="6081063" width="400" height="267" /></p>
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