Archive for ottobre, 2009

una madre

Ninetta è una donna di Niscemi che quattordici anni fa ha perso un figlio. Lo ha perso in ogni senso della parola. Lo ha perso un giorno che lui non è più rientrato. Lo ha perso perché lo hanno creduto morto. E lo ha perso perché lo hanno creduto colpevole.

Lo cerca per anni Ninetta, questo suo figlio, lo cerca nella disperazione e nella speranza che non muore mai  perché se no sei morta anche tu. E comincia una battaglia Ninetta per difenderlo, questo suo figlio scomparso, dal peso delle dicerie e delle accuse, che se tuo figlio te lo hanno ammazzato qualche cosa c’entrava pure lui.

Per 14 anni, le sue battaglie sono state due: quella per non morire ammazzata dal dolore e quella per non far morire lui di nuovo sotto il peso della menzogna.

Finchè un pentito, collaboratore di giustizia lo dice finalmente che Pierantonio non c’entrava, si era trovato per caso lui a vedere qualcosa che non doveva vedere, per questa ragione era stato ammazzato.

A Ninetta dopo 14 anni le hanno ridato la verità, l’unica cosa che le restava dopo che le campagne avevano restituito i resti del suo ragazzo.

C’era anche lei ai tre giorni di Contromafie, gli Stati generali dell’antimafia. E quando Don Ciotti l’ha salutata dal palco e lei si è alzata in piedi, una folla di mani si è alzata attorno a lei, un calore umano che l’ha circondata e portata in alto in un volo ideale sopra le nostre teste e poi l’ha riappoggiata giù, leggermente, lì al suo posto in mezzo alla gente, in mezzo a noi.

Si è emozionato Don Ciotti a quell’applauso, la cercava con gli occhi, con la vista. E appena l’applauso è scemato le ha detto dolcemente “Hai visto Ninetta come ti vogliono bene  tutti?

Sì è vero, vogliamo bene alla Ninetta. Perché è un grande esempio di donna, di madre, come altre ce ne sono state in quella regione e in tutto il paese che lottano per la difesa dei propri figli e della legalità.

Lo ringrazia spesso Don Ciotti lei. Senza di lui, dice, non ce l’avrei fatta. E lo ringraziamo anche noi.

Sono uscita dall’Auditorium intorno all’una e mezza nel sole pieno della caldissima domenica romana e ho attraversato il Tevere a piedi in direzione del centro, per andare a votare alle primarie. Nei dieci minuti di cammino che mi separavano da Via dei Giubbonari ho ripassato mentalmente i programmi dei tre candidati e ancora non riuscivo a convincermi per chi votare. Nessuno mi convinceva fino in fondo, nessuno mi aveva travolto come quella mattina aveva fatto Don Ciotti.

E rimuginando finalmente ho capito. Il vero leader è lui. E’ lui che trascina i popoli, che profuma di libertà, di verità, di purezza. E’ lui che sta con la gente, che la chiama per nome, che la guarda con attenzione e la ascolta. E’ lui che non è mai stato travolto da uno scandalo, che vive allo stesso livello delle persone comuni, che lotta con tutte le sue forze per la legalità.

Lui è l’uomo per cui avrei voluto votare ieri. Tutto il resto è politica.

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silvia ferreri on ottobre 26th 2009 in figli, riflessioni

io voglio il lavoro

Sono stata ieri sera a guardare Annozero, più colpita del solito, più amareggiata di sempre. Abbiamo lasciato indietro i sensi di colpa, le velleità, i desideri di carriera, abbiamo lasciato indietro i giorni con i nostri figli, abbiamo fatto tutto a metà credendo di far bene con una voce che invece continuamente ci petulava di far male. Abbiamo convissuto con i dubbi e la coscienza mezza pulita e mezza candida per poter continuare a lavorare e realizzarci e nello stesso tempo essere madri. Buone chissà.

Dopo tutto questo ci vengono a dire, ci dispiace ma non c’è più posto, non c’è più denaro, non c’è più niente da fare. E tu resti lì a chiederti nell’ordine.

Ma dopo tutto questo sacrificio non resta proprio nulla? Niente di niente?

Scusate un attimo fatemi passare, vorrei parlare, ecco sì io vorrei dire (se le lacrime me lo consentono) scusate…ma a me ora chi me li ridà tutti i giorni, i minuti, i momenti che io ho perso con i miei figli con la mia famiglia? Chi mi ridà quello a cui ho rinunciato per continuare ad avere un lavoro?

Io per questo lavoro ho sacrificato tutto, tutto tutto ciò che un essere umano può dare, tutto ciò che di più importante una madre ha: vedere crescere i propri figli.

Per questo diceva una donna ieri sera in trasmissione, io non voglio la cassa integrazione, io non voglio l’assistenza, io non voglio la mobilità.

Io voglio il lavoro.

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silvia ferreri on ottobre 23rd 2009 in lavoro femminile, media

uno virgola due e oltre

Donne. Lavoro. Figli. Maternità. Conciliare. Società. Testimonianze. Voci. Documenti. Affettività.

E’ stato attraverso questi nodi che ho conosciuto Silvia Ferreri.
Tra maglie di storie.
Entro piaghe che anch’io conoscevo-conosco. E che insisto a cercare, ascoltare, divulgare, ragionare, abbracciare.

Ci sono realtà che si disperdono nel ‘mare’ delle notizie, delle corse, del vivere ognuno per sé, entro spazi necessariamente ristretti per non soccombere.
Ci sono fatiche, condizioni, disagi, abbandoni, sforzi, dolori che le donne si trovano ad affrontare non solo in quanto tali ma perché inseguono necessità, bisogni, attitudini quali i lavoro e i figli (non necessariamente entrambi, non necessariamente entro tempi e regole uguali per tutti).

Il lavoro di Silvia ha aperto spiragli. Ferite. Ha dato corpi e voci ad alcune di queste realtà. Ha mosso parole.  Ed è un lavoro che temo non si esaurirà mai.

Vorrei poter dare spazio a tutto questo. Scavando, proponendo, annotando, coinvolgendo. Creando connessioni. Condivisioni.

In  questo spazio che Silvia ha tenacemente voluto, scrivo ringraziando e accogliendo.  Ciò che vivo in prima persona (da donna, madre e lavoratrice) e ciò che attorno sento, vedo, sfioro.

Non ci sono strade univoche. Non ci sono pozioni o ricette. C’è la gente. Le affezioni e dis-affezioni. Ci sono le volontà, i desideri, le passioni, i mestieri, le capacità. Ci sono gli ostacoli, le barriere, gli abusi, le regole violate, le impossibilità, le solitudini, le non-conoscenze, i vuoti.

Ottobre 2009, Barbara Gozzi

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barbara gozzi on ottobre 23rd 2009 in riflessioni

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