i giocattoli delle bambine
Certamente anche a voi come a me da bambina avranno posto un giorno la domanda fatidica. Che cosa vuoi fare da grande?
La maestra è credo la risposta più gettonata tra le femminucce. Merito certo del tempo passato in classe. Ma se casomai la maestra fosse antipatica o fosse un uomo (a me disgraziata tutte e due le cose insieme) la risposta potrebbe variare tra ballerina, infermiera (noi soprattutto dell’epoca di Candy) pianista, qualcuna calciatrice. Insomma le cose più varie.
Sogni di bambine certo, e più grandi può darsi ci si avvicina già all’idea di qualche professione un po’ più fattibile, magari ispirate da qualche telefilm, allora vogliamo diventare detective, avvocati, magistrati, poliziotte, carabinieri, medici legali. Chissà quante di noi sono riuscite a sovrapporre la fantasia e la realtà , quante sono riuscite a realizzare il sogno di bambina, a portarlo a una vita reale a farlo diventare il loro lavoro. Qualcuna magari non fa esattamente quello che aveva sognato, qualcuna probabilmente ha cambiato idea in corso d’opera, ha aggiustato il tiro o ha scoperto che quel sogno non faceva poi tanto tanto per lei.
Però insomma da bambine ci avevamo creduto, bello o brutto che fosse. E i nostri genitori, chi ci amava, ci avevano stimolato, incoraggiato, regalandoci ecco la prima rumorosa batteria da rock star, o le scarpette da danza, o l’allegro chirurgo per esercitare la mano senza far accendere il naso rosso all’omino tutto bucherellato.  Ma mi sono chiesta, per soddisfare quale richiesta, per realizzare quale sogno per somigliare a quale eroina, ho trovato in bella vista in un grande negozio di giocattoli un enorme e appariscente mocio vileda? In miniatura certo, con un secchio piccolo, ma per il resto esattamente uguale identico al mocio vileda che noi tutte conosciamo per pulire i pavimenti. Puccia strizza lava. Il tutto supportato da un elegante carrello da trasposto, provvisto anche di scopa e paletta. Per non farci mancare proprio niente.
Mio Dio. Mio Dio. E così che si comincia? Così si forma l’imprinting? Perché se è così bisogna proteggersi e attuare subito, fin da piccole una strategia di difesa, richiedere le pari opportunità per le bambine, abbattere immediatamente i tetti di cristallo degli asili.
A meno che, a meno che certo se chiedete alla vostra bambina tesoro che cosa ti piacerebbe fare da grande, questa non risponda senza esitare: mammina, io  mi voglio spiccià casa mia.

silvia ferreri il gennaio 23rd 2010 in bambine, figli, lavoro femminile, pari opportunitÃ
8 Risposte to “i giocattoli delle bambine”
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Miks responded on 23 gen 2010 at 11:37 am #
Da piccola volevo fare la ballerina, mia mamma le scarpine non me le ha mai regalate e così mi ritrovo a fare la sarta (che non mi dispiace affatto).

E’ un lavoro che faccio in casa, tra una lavatrice, una pulita ai pavimenti e una girata al sugo…
I miei tre figli (due femminucce e un maschietto) oltre a voler provare a cucire, spesso vogliono pulire i vetri accendere la lavatrice e persno girare il sugo… sugo a parteche è off limit, se i vetri me li pulissero bene per me sarebbe pure un vantaggio…ma va bene anche così, che usano un flacone di glassex per pulire un riquadro della porta finestra
Alle bimbe non piace solo emulare la maestra…ci sono anche quelle che vogliono assomigliare alla mamma
Non trovo sbagliato assolutamente che imparino a fare qualche mestiere di casa (questo vale sia per le femminucce che per i maschietti).
Da ragazzina ogni tanto sistemavo la cucina dopo pranzo (mia mamma lavorava e mi pareva giusto dare una mano)… mia mamma lavora ancora, ma mia sorellina (17 anni) non fa un tubo, non lo SA fare… forse le ci voleva qualche moccio vileda in più tra i regali da bimba
silvia ferreri responded on 23 gen 2010 at 9:33 pm #
Posso essere stata fraintesa ma non era affatto nelle mie intenzioni giudicare le donne che si occupano delle faccende di casa part time o a tempo pieno. So che certe volte non è affatto creativo pulire i pavimenti o lavare i calzini ma l’importante è avere l’intelligenza di saperlo fare (o insegnarlo) in caso di necessità , e l’allegria per farlo sempre con buonumore. Detto questo riporterei il discorso sul piano che mi interessa, ovvero la differenza di genere a partire dalla prima infanzia.
E’ lecito che le bambine giochino a pallone, o con le macchinine a volte. Ma un bambino con piattini e pentoline non sia mai. La vecchia cara cucinetta è ancora un regalo per femminucce, non adatto ai maschietti. Perché si sa la donna cucina, l’uomo lui è chef.
P.S. Per gli amanti del genere nello stesso negozio si trova anche il mini folletto, vi giuro la copia identica del vero. Che quasi quasi visto il costo dell’originale conviene (alla mamma).
cinzia responded on 24 gen 2010 at 1:49 pm #
Cara Silvia,
hai toccato un altro tasto dolente…per me: le pulizie!
Hai scritto qualcosa di fondamentale: fare le pulizie con allegria…
E’ forse per questo che ho fatto la mia prima lavatrice poco prima dei trent’anni quando sono andata a vivere con una amica?
Ricordo benissimo l’allegria con cui la mia amica convivente faceva le pulizie in casa e allora tutto mi è sembrato più facile e divertente!
Ci sono delle parole della direttrice dell’Unità Concita De Gregorio nel suo libro “Malamore: esercizi di resistenza al dolore” al capitolo “La Mala Educacion” pagg.61/63 che ritengo fondamentali e sacre per la crescita di mio figlio e che consiglio a tutte le mamme.
Tre pagine di un piccolo libro, parole che sembrano banali e buttate giù di getto ma che condensano l’abc per crescere i futuri uomini di un domani migliore per le future donne.
Conosco padri moderni che guardano le veline davanti ai loro figlioletti di tre/quattro anni e commentano orgogliosi: “guarda che gnocche!”.
Questa è la dura realtà da sconfiggere con impegno da parte nostra.
Si inizia da qui…bisogna posare le fondamenta di individui migliori.
silvia ferreri responded on 25 gen 2010 at 2:30 am #
Cara Cinzia, considero Concita De Gregorio una delle più grandi giornaliste di questo paese, oltre che una donna eccezionale.
Angela responded on 26 gen 2010 at 11:03 am #
Io ho fatto il diavolo in quattro quando mia suocera ha regalato a mia figlia il bambolotto con il passeggino, e peggio quando le ha regalato la cucina. A parte l’occupazione di spazio in casa, è proprio la questione dell’imprinting che non deve passare.
Mia figlia ha otto anni, le sto insegnando da un paio di anni che deve occuparsi delle sue cose (libri, giocattoli, etc.), sabato e domenica deve occuparsi di sè da sola (colazione, lavarsi e cambiarsi, etc) inoltre ripiegare il pigiama e rassettare il letto (senza pretendere che lo faccia bene) e però le è proibito occuparsi di altro: non deve fare lo stesso per la nostra roba e i nostri letti. La maggior parte del suo tempo va dedicata ai compiti, ai giochi, allo sport e alla socializzazione.
Per quel che riguarda le pulizie è completamente sollevata, deve sapere come si fa e che un giorno dovrà fare la sua parte. La predica di ogni giorno, presente il padre che sull’argomento è completamente refrattario, è che ognuno deve fare il suo, nè di meno nè di più. La parola d’ordine è collaborazione, perchè il peso non deve gravare su uno soltanto, chiunque sia. Nelle famiglie che non hanno situazioni particolari, l’organizzazione di vita deve essere che si lavora per portare il pane a casa e avere un posto nel mondo e i compiti domestici sono al secondo posto, suddivisi fra tutti gli abitanti della casa, ognuno secondo le sue competenze e di comune e equilibrato accordo.
Alcuni mi danno della fascista, altri della femminista.
Io mi sento logica ma completamente fuori posto in questo paese
La situazione della signora Miks può essere solo temporanea, secondo la mia personale e discutibile opinione, fin quando i ragazzi non sono sufficientemente grandi e in grado di aiutare. Non va bene far passare il messaggio che la casa è un albergo: la casa è per tutti rifugio e onere.
francesca responded on 26 gen 2010 at 9:15 pm #
Sai cosa ha chiesto mio figlio Michele a Babbo Natale?! La cucina! Con accessori annessi, pentole, piattini e posate e fornello … E Babbo gliel’ha ovviamente portata, nonostante i commenti increduli e ironici di una nonna e un cuginetto vergognosamente maschilisti. C’è rimasto male solo perchè non c’era il secchio per la raccolta differenziata… Ops..
silvia ferreri responded on 26 gen 2010 at 11:11 pm #
Questo bambino è un genio:) ma anche la mamma che ha insegnato la differenziata! Brava Francesca, alla faccia dei commenti maschilisti!
SILVA MARTINI responded on 10 feb 2010 at 1:33 pm #
La cosa grave non è imparare a fare le pulizie o emulare la mamma, la cosa grave è che poi alla fine, senza aver firmato nessun contratto, e senza rendersene conto, ci si ritrova a 47 anni a lavorare, pulire la casa, accudire i figli, lavare e stirare tutto da sole. Senza aiuti. E non si capisce perchè debba spettare tutto a una sola persona. Dove era scritto. Dove è comunciato l’inganno. E se ti lamenti, pure non va bene. E se pulisci troppo è troppo. E se è poco, è troppo poco. Insegnamo ai nostri figli il rispetto, in barba al mocio. Il rispetto per il lavoro e per i sacrifici e che famiglia vuol dire collaborazione, sempre. Dall’inizio.