sulla maternità (risposta a denise su essere madri significa tra l’altro)

Cara Denise, mi chiedi di leggere il tuo scritto sulla maternità io lo faccio e ti dico la mia. Lo faccio qui perché a questo punto sebbene leggermente fuori tema rispetto al mio argomento credo che possa essere un soggetto di discussione. Ti ringrazio per aver posto la questione. Tu dici che scrivi cose impopolari, ma non è questo che m’interessa, piuttosto il dirti perché non sono d’accordo con te.

Non faccio parte della categoria di donne che la maternità è tutto bello rose e fiori, che io la panciona l’ho odiata da subito e mi sentivo la donna più brutta del mondo.  Sono ingrassata, i capelli mi si sono ammosciati, gli ormoni mi hanno portato fame e pianto alternati e pure insieme, e ho anche smesso di fumare, che ogni tanto pensavo quasi quasi un tiro me lo faccio ma poi resistevo.

Ancora oggi che il mio eroe ha dieci mesi, mi vedo sovrappeso, mi sfascio in piscina avanti e indietro per perdere altri dieci chili e la pancia è tuttora ripiegata su quel taglio (ma non doveva essere un taglietto?) che non viene proprio più su. E la gente che mi dice (di solito le commesse quando mi aggiro mesta per i negozi) sì però signora vuole mettere in cambio ha avuto questa meraviglia. Dico sì ascolti mio marito la meraviglia ce l’ha uguale.

No io devo dire che se potessi la fase pancione ma che bella pancia che tutti ma cacchio proprio tutti pure gli estranei in ascensore te la devono toccare perché porta bene ( ma scusate ma voi toccate gli estranei normalmente? no perché a me sta cosa mi mandava ai matti!) comunque io dicevo la fase pancione la salterei a piè pari. Direi che se potessi averne un altro bell’è fatto forse penserei al secondo. Ma un’ altra panza no, un’altra panza no. Che non ti vedi più i piedi e non riesci a metterti gli stivali (che tra la montagna e i piedi gonfi), quella lentezza quando esci dal corso in piscina per gestanti, la fatica che fai a rivestirti che in pratica il vero sport è quello, e non l’ora di nuoto che hai fatto prima.

Per cui passiamo avanti,  fino alla nascita io rose e fiori non ne ho visti e se mulini bianchi ci sono stati devo essermici seduta sopra con i miei settantacinque chili e forse sono finiti sgretolati.

Non so se considerarmi una donna di mezza cultura (mia madre ha pagato perché ne avessi una intera ma non è detto che i suoi sforzi siano riusciti) e non è vero che non desideravo ALTRO che essere madre, (nel senso che nella vita desidero molte cose, tra cui continuare ad amare l’uomo che amo e il mio lavoro) ma non ci crederai quando parlo di mio figlio gli occhi prendono quella strana forma a cuoricino che dici tu, ballonzolano da una parte all’altra del cranio, e comincio a balbettare qualcosa a proposito dei pochi neuroni che mi sono rimasti dopo quell’evento straordinario che ha travolto la mia vita.

Per cui tenterò di rispondere brevemente ai punti che poni su “essere madre significa anche”…

Dover coltivare relazioni che non si sono scelte. Non lo so il bambino è molto piccolo dunque per ora decido io. In futuro chi lo sa, ma conoscendo me e Giancarlo sarà difficile, molto difficile che frequenteremo persone che non ci piacciono. Semmai allarghiamo la cerchia delle persone che ci piacciono.

Sono tutti pronti a dire la propria. Yeahh viviamo lontani da entrambe le famiglie e le vediamo abbastanza perché vedano crescere felici l’adorato nipotino, ma non abbastanza perché abbiano il tempo per dire ma hai messo al bambino una tutina nera, ma dai ma non si veste il bambino di nero. Di solito quando arriviamo a questo punto noi siamo già sul treno con le manine in aria a salutar.

Rinunciare a viaggiare in appagante solitudine. Ho rinunciato a viaggiare in appagante solitudine dopo l’ultimo viaggio in Brasile (in solitudine appunto) poi ho conosciuto mio marito e ho capito che in solitudine non mi sarebbe più andato di fare niente, perché che gusto c’era senza di lui? In India da sola dunque non mi viene proprio in mente, con i miei ometti appena lui sarà abbastanza grande da reggersi da solo su un elefante perché no?

Doversi appoggiare agli altri e chiedere costantemente aiuto. Aiuto non ne chiedo a nessuno, ho una tata meravigliosa fino alle due, che mi costa poco più di un asilo. Di pomeriggio ci organizziamo tra noi. Per il resto non sento di dover rendere pubbliche le mie opinioni né i miei stili di vita, che peraltro non  ho cambiato di una virgola da quando abbiamo avuto il bambino. Usciamo, andiamo a cena, facciamo cene a casa almeno una volta a settimana, viaggiamo molto. Il bambino è felice, noi siamo felici. Perché qualcuno dovrebbe dirmi come vivere?

Dover escludere progetti di vita considerati destabilizzanti per il piccolo. Ciò che escludo decisamente non sono progetti che altri considerano destabilizzanti ma ipotesi di allontanamento per lunghi periodi che mi porterebbero a soffrire talmente tanto la mancanza della mia famiglia da rendere inutile qualsiasi altra cosa.

E sulla depressione, lo so sono fortunata, non perché non ci sia passata ma perché mio figlio è sempre stato un bambino molto tranquillo che non ha mai pianto drammaticamente se non per piccole necessità che una volta soddisfatte lo facevano tornare allegro. Saper parlare della depressione dipende anche da noi.

Dover riprendere la forma è pesante e seccante, vero. Io avevo la taglia 40, in gravidanza ho preso diciassette chili, ma il meglio l’ho dato in allattamento, che il bambolotto mangiava come un ossesso e io sono passata da Kate Moss a Pamela Anderson tutto in una notte. Per i nove mesi dopo la nascita io invece di dimagrire continuavo a mettere peso. Certo quando produci un litro e mezzo di latte al giorno. Cicciona e sfatta. Felice? Col cavolo. Però pensavo quanto durerà? Pochi mesi, poi smetterò e tornerò come prima. Certo quando la signora di turno (perché è capitato anche a me) mi ha fatto le congratulazioni l’ho incenerita e ho ringhiato ho già fatto signora, è già nato. Ma non ho mai pensato che allattare fosse un limite alla mia libertà di movimento. Anzi dove andavo io veniva lui e con quale ostentatezza sventolavo la mia (per una volta nella vita) tettona per nutrire l’esserino.

Ai tutti quelli che volevano vedere il bambino ho dato degli orari e dopo la prima volta che me lo hanno strappato di mano (perché succede) ho escogitato (su consiglio della mia super pediatra) sistemi di difesa da leonessa che vi giuro nessuno ci si è più provato.

E credo anch’io che durante i primi mesi possa verificarsi qualche limite intellettuale, con le mie amiche qualche volta facciamo la conta dei neuroni. Ma anche quelli torneranno. A detta delle mie mamme di riferimento, torneranno. E in fondo basta vedere quante donne meravigliose sono diventate madri e  hanno comunque prodotto il fior fiore della cultura femminile.

Dunque come vedi, cara Denise, non sono d’accordo con te, ma soprattutto non sono d’accordo quando dici che da madri si è costrette a vivere nel conformismo e nella  medietà più volgari. Questo non dipende e non dipenderà mai dalla nascita di un bambino, è tutto frutto della nostra personalità e della nostra formazione.

Non c’è un giorno della mia vita che io abbia regalato al conformismo e alla medietà. Quando ho sentito che poteva accadere ho tagliato corde e cordoni di cose e persone e ho spinto via zavorre. E mio figlio non è solo il destinatario di tutta la mia energia ma anche la pura fonte, come una centrale che si autoalimenta ad amore per produrne altrettanto. E’ impossibile descrivere a parole il movimento che fa il mio cuore quando vedo il suo sorriso la mattina.

Altro è non desiderare figli. Se così è bisogna avere il coraggio di accettarlo, senza provarci, perché non è che dopo si può tornare indietro, perché allora sì che si finisce ad essere infelici e a sopportare dei bambini non voluti che con la nostra pena c’entrano davvero poco. E anche questo mi sembra un argomento da considerare.

19 Commenti »

silvia ferreri il gennaio 27th 2010 in figli, gravidanza, maternità, riflessioni

19 Risposte to “sulla maternità (risposta a denise su essere madri significa tra l’altro)”

  1. Angela responded on 27 gen 2010 at 11:26 am #

    Grazie per questo post. Sto per stamparlo ed appendermelo sia a casa sia in ufficio…. soprattutto in ufficio!!!
    Sei mitica

  2. Denise responded on 27 gen 2010 at 2:56 pm #

    Grazie per averlo letto, ma ho un’infinità di cose da precisare che un commento non basterebbe.
    Perciò in settimana scrivo un contropost sul mio blog, senza invadere troppo il tuo, e poi magari te lo segnalo.
    PS: forse sarebbe stato il caso indicare il link “incriminato”, ma solo per permettere a qualche lettore/lettrice di sentire l’altra campana, senza il tuo filtro. Vabè, scelte.
    A tra qualche giorno, dunque :) CHi sa, magari se riesco rispondo oggi stesso…

  3. silvia ferreri responded on 27 gen 2010 at 3:44 pm #

    denise, certo che il tuo articolo è linkato, solo che per errore ho linkato la parola maternità invece che scritto. rimedio subito e sottolineo. non avrei mai pubblicato una risposta senza l’articolo precedente. non è il mio stile. scusa dunque se non è stato subito visibile.

  4. lucida follia responded on 27 gen 2010 at 10:28 pm #

    Silvia, trovo davvero molto interessante questo scambio di opinioni tra te e Denise sull’essere madre. Mi ritrovo in molte delle cose che dice Denise ma anche in molte di quelle che dici tu. Personalmente sono “bi-mamma” di due figli ormai preadolescenti, sono diventata mamma per caso (é un po’ esagerato, ma fondamentalmente vero) e le ho cresciute da sola, rinunciando a molte cose, anche a una parte di me che adesso sta chiedendo violentemente il conto. Ciò nonostante, non potrei pensare a me stessa come a una “non-mamma”, perché grazie alla maternità ho sicuramente allargato la mia coscienza e ho fatto esperienze che mi hanno fatto crescere e diventare una persona migliore, anche se erano banali o negative; anzi, mi fanno ancora crescere, perché non si smette mai di essere madri (e questo senso di irreversibilità può essere dolcissimo o terribile, a secondo dei momenti….).
    Continuo a leggere volentieri il vostro dialogo a distanza, se trovo un po’ di tempo (e me lo permettete) cercherò di dire anch’io la mia in modo un po’ meno sbrigativo di questo commento.

    P.S. Silvia, non ho dimenticato la promessa di scrivere sulla tua ricerca, anche in questo caso è solo questione di trovare il tempo…

  5. Denise responded on 28 gen 2010 at 4:56 pm #

    Silvia, ho scritto http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/01/la-maternita-onestamente-ii.html . Purtroppo mi sono lasciata andare e ho scritto selvaggiamente, senza badare alla lunghezza spropositata del post. Perciò, se arrivi alla fine riceverai una medaglia…

  6. Denise responded on 30 gen 2010 at 3:46 pm #

    Cara Silvia, temo che tu non abbia fatto una cosa molto corretta. Cancellare, senza preavviso e senza nessun motivo plausibile, delle parole che sono state scritte, è segno di inciviltà, nonché di scarsa disponibilità al confronto e a mettersi in discussione. E’ una mossa infantile, che non può trovare alcuna giustificazione. Qualcuno la chiamerebbe censura, sai?
    Meno male che avevo fatto il copincolla, che mi affretto a pubblicare sul mio blog.
    Pessima esperienza. Non m’interessava “fare la guerra” ma confrontarmi. Molto scorretto il tuo atteggiamento: ti sei fatta una pessima pubblicità.
    Ora, per coerenza, rimuovi pure questo commento ;)

  7. silvia ferreri responded on 31 gen 2010 at 3:26 am #

    Denise, io credo che una volta per tutte tu debba abbassare un pò i toni. Di nuovo ti sbagli, perchè non era mi intenzione censurare. Ho eliminato il tuo ultimo commento insieme al mio ultimo perchè come ti avevo già accennato la discussione era uscita dai binari e finita in entrambi i casi sopra le righe. Peraltro avevo lasciato il tuo ultimo commento come chiusa senza tenere la mia risposta. Come dire avevi anche l’ultima parola. Spero che ti renda conto di quanto tu abbia esagerato. Rimuoverò anche il tuo ultimo commento, tra qualche giorno, dopo che tutti avranno avuto la possibilità di leggerlo.

  8. Denise responded on 31 gen 2010 at 11:02 am #

    Con questa risposta chiudo. Temo che nulla possa giustificare la cancellazione dei messaggi. La discussione non era andata fuori dai binari perché continuavamo a parlare dell’argomento del post.
    Comunque i toni del tuo commento ormai cancellato erano accesi ben più di questo mio ultimo innocuo, compreso quello che hai cancellato. Mi spiace, ma trovo tutto ciò vergognosamente inopportuno. La rete purtroppo dà spazio a questi “abusi di potere” ai proprietari di blog e siti.
    Ciao.

  9. Alessandra responded on 31 gen 2010 at 9:30 pm #

    Ciao Silvia.

    Mi presento: Alessandra, 34 anni, un bimbo di 14 mesi, una laurea al momento nel cassetto sempre all’erta affinchè possa essere sfruttata, residente in una piccola città del Sud (e tutto ciò che questo comporta).

    Sono una lettrice del blog di Denise e mi sono di conseguenza affacciata al tuo qualche giorno fa, piena di curiosità nei riguardi di una donna e mamma che affronta la spinosa questione del binomio donna/lavoro nel nostro Paese fino a farne un documentario ed un libro. Wow! Mi piace!

    Premetto che non ti conoscevo prima di due giorni fa, e quel che so di te è quanto si evince dalla tua breve biografia e da qualche stralcio letto fugacemente sul tuo blog; ma una donna che è anche mamma e che si occupa di andare a spulciare in una faccenda tanto complicata, non può che attirarmi.

    Ed è per questo che leggere la tua risposta al post di Denise (il primo, “Sulla maternità, onestamente”) mi ha lasciato con un pizzico di amaro in bocca. E ti scrivo appunto perchè vorrei – posto che a te in qualche modo interessi, s’intende! – spiegarti le ragioni della mia amarezza.

    Da neo mamma innamorata del proprio bambino, con gli stessi occhi a forma di cuoricino che tu conosci bene, e col medesimo cuore in frantumi alla vista del sorriso del proprio bimbo al mattino, ritengo l’altro lato della medaglia prospettatoci da Denise del tutto degno di essere preso in considerazione ed valutato con rispetto.
    E’ vero, uno scritto di quel genere è come un pugno nello stomaco. Violento, scomodo, disarmante. E’ l’altra faccia della medaglia di cui è meglio non parlare. Quelle sono cose che, in effetti, non si dicono.

    Però permettimi Silvia di farti notare che la realtà che descrive Denise, in maniera così forte e severa, è la stessa realtà con la quale si scontrano moltissime mamme ogni giorno, solo che è un aspetto dell’essere madre che viene taciuto.
    Taciuto perchè è inopportuno parlarne; perchè per antonomasia i figli sono piezz’è cor’ e guai a sentire la maternità come un peso; perchè per retaggio culturale ed educazione la donna deve essere madre, altrimenti è una donna a metà; perchè la depressione post-partum è ancora un tabù e se ne parla con quel velo di vergogna ed imbarazzo come se fosse una vera onta da condannare.

    Non voglio analizzare punto per punto per punto il post di Denise, lo avete già fatto voi due abbondantemente, e vorrei essere il meno prolissa possibile, perciò vado a grandi linee.

    La questione maternità legata al lavoro, almeno qui da noi in Italia, nel Sud in particolare, è burrascosa.
    E tu che ne sei un’approfondita conoscitrice, dovresti dare atto alla cosa. E’ molto facile per una giovane donna sentirsi scoraggiata all’idea di mettere al mondo dei figli alla luce della palese discriminazione di cui siamo vittime.
    Nessuna tutela, diritti pari a zero, i contratti a tempo indeterminato sono una chimera, co.co.pro a go-go, così al primo accenno di panzetta sotto ad un’altra, vantaggi del tipo asili aziendali sono un miraggio (ma già qui mi spingo anche troppo avanti), e in tutto questo lo Stato non ci dà una mano, nessun supporto economico nè psicologico, laddove vi sia necessario.

    La questione libertà è un altro argomento scottante. Quante giovani coppie non hanno la possibilità di mantenere come si converrebbe un figlio, quando già per arrivare a fine mese si fanno le acrobazie?
    E allora ci si appoggia ai genitori, ai suoceri, chiedendo quel famoso “aiuto” che probabilmente tu puoi permetterti di non chiedere (buon per te, dico davvero), ma una cifra indecente di giovani coppie, credimi, DEVE elemosinare, perchè altrimenti non ce la si farebbe proprio. E quell’aiuto (parlo di qualsiasi genere di aiuto: da quello economico al guardare il bambino quando da sole proprio non ce la si fa e quant’altro) sebbene venga generosamente offerto da persone che ti amano e che si farebbero in quattro per te del tutto disinteressatamente, è sempre, anche nella migliore delle famiglie, un’arma a doppio taglio, poichè presuppone da parte di chi lo riceve una velata e costante sensazione di “sentirsi in debito”, finendo così in un vortice di “do ut des” da cui non si viene fuori facilmente.
    La sudditanza psicologica nei riguardi dei generosi nonni non è cosa così inusuale al giorno d’oggi, nell’era dei bamboccioni per necessità, e stabilire delle regole da rispettare da parte dei genitori (si viene a fare visita quando lo diciamo noi, non si accettano consigli non richiesti sull’educazione del bimbo, vogliamo starcene per conto nostro per tutto il mese quindi ciao ciao nonni e parenti tutti, lasciateci la nostra privacy) diventa complicato, imbarazzante, perchè si chiudono le porte a quei benefattori senza i quali probabilmente nostro figlio non avrebbe neppure un tetto sopra la testa.

    Altro aspetto non da meno è l’impatto emotivo che il grande evento ha su di noi, è la presa di coscienza degli innumerevoli cambiamenti che, come un ciclone, si abbattono sulla vita di una coppia, ma soprattutto della mamma, dopo la nascita di un figlio (ma in realtà già dal tempo del pancione).
    Dai nove mesi nelle vesti di balenottera e con gli ormoni che gridano vendetta al momento del parto che per quanto mi riguarda m’ha fatto tirar giù tutti i santi (chiedo venia ai credenti) eh già, perchè tocca anche ricordare che in molti ospedali del Sud Italia non è prevista l’epidurale e vige ancora il tanto biblico quanto obsoleto concetto di “Donna, partorirai con dolore”; fino all’allattamento che, ok, trattasi di momento unico e speciale, scambio idilliaco etc etc… ma che – dai, diciamolo! – non ti lascia tregua, ti vincola in una simbiosi delle volte esagerata che ti porta a domandarti: “mi riapproprierò mai della mia vita (e delle mie tette?)”; per non parlare delle notti in bianco, delle dolorose colichette con le quali non si sa come combattere perché fisiologiche (”passano da sole, signora! non si deve far nulla” – grazie signor pediatra, la Sua consulenza mi è estremamente utile), dei pianti ed urla isteriche dietro le quali non c’è un apparente perchè, dell’alienante routine che si svolge tra quelle celeberrime “quattro mura” mentre là fuori c’è il mondo che corre, ma tu da neo mamma devi fare il tuo, e guai a lagnartene perchè, appunto, verresti tacciata come l’aliena, l’ingrata, la mamma degenere, egoista, superficiale e tanti altri begli epiteti affini.
    E’ innegabile il fatto che non si ha il tempo nè spesso la forza, la spinta vitale per dedicarsi a molto altro, almeno per i primi due anni della vita del bambino.

    Prospettandoti questo “rovescio della medaglia”, Silvia, io parlo genericamente.
    Tu nella risposta a Denise porti la tua idilliaca esperienza di madre, esperienza che mi avrebbe fatto più che piacere ascoltare qualora fosse statab decontestualizzata dalla questione che invece ti ha posto Denise. Ovvero, mi va bene sapere di come tu affronti la quotidianità col tuo bimbo, e la sferzata di ottimismo che ne viene fuori mi sta bene, ma ne avrei goduto in un altro contesto. Nel controbattere al suo post, al contrario, mi sarei aspettata che tu ti fossi staccata per un momento dal tuo vissuto, ed avessi affrontato la difficile questione della difficoltà dell’essere mamma oggi con maggiore oggettività.
    Infatti io ti scrivo per affrontare con te il discorso, ma non ti porto il mio esempio, bensì parlo in generale di una situazione che attanaglia migliaia di giovani donne che, appunto, maturano la decisione di rimanere con in media un figlio virgola due a testa, come tu stessa ci fai giustamente notare.

    Chiudo qui, non ho mantenuto la promessa di evitare di essere prolissa, perdonami la lungaggine.

    Corro dall’amore più grande della mia vita, il mio bambino.

    Alessandra

  10. silvia ferreri responded on 01 feb 2010 at 3:52 pm #

    Alessandra, ti ringrazio per aver scritto la tua opinione.
    Non era affatto mia intenzione ignorare l’argomento, né tantomeno tacerlo perché scomodo (se tornerai a leggere questo blog capirai che non è proprio una mia inclinazione ignorare gli argomenti scomodi) ma la mia risposta a Denise è stata volutamente positiva perché il suo tono non mi è piaciuto dall’inizio. E le cose che diceva non le trovavo affatto scomode ma superficiali. Assicurarsi di potersi lamentare senza essere criticate nel caso in cui si volesse fare un viaggio da sole ma non si può perché si è madri, mi sembra un discorso sterile se non addirittura inutile. E così per molte altre questioni che lei pone e che io (dal mio punto di vista ovviamente ed era quello che lei chiedeva) reputo.
    Questo ovviamente non significa che io ignori o non conosca (sia per averli vissuti in prima persona sia perché mi sono stati raccontati) alcuni aspetti dell’essere madre che possono essere dolorosi, difficili, stremanti, ma semplicemente non mi trovavo d’accordo né con il suo punto di vista né con il suo modo aggressivo e provocatorio di esporre la questione.
    Altro è parlare delle difficoltà dell’essere madri in un paese al quale delle madri importa poco, parlare delle difficoltà di gestire il bambino giornalmente, di riprendere il lavoro, di affrontare la depressione, di sostenere un’emotività che indebolisce, di fare i conti con gli ormoni con il corpo che cambia con la stanchezza, con una grande solitudine con la sensazione che niente sarà mai più come prima. Non è che io da queste cose non ci sia passata, credimi, la differenza (e forse in questo sono particolarmente fortunata) è che nessuno mi ha fatta sentire una madre degenere né un’ingrata né un’egoista se ho detto che il bambino era stato particolarmente difficile, che qualche volta allattare mi pesava o che mi prendeva la tristezza nello stomaco e la paura di non essere all’altezza. Ma ovviamente non è detto che questo non sia capitato ad altre madri.
    Ho deciso di eliminare gli ultimi due interventi (uno di Denise e uno mio) perché come ho spiegato i toni erano trascesi ed è una cosa che non mi piace. Non volevo affatto chiudere velocemente la discussione perché scomoda ma sul mio blog vorrei perlomeno essere libera di decidere i modi.
    Per questo ti ringrazio per aver posto la questione in altri termini che aprono certamente di più al dialogo e meno all’attacco reciproco.
    Ps Per chi non l’avesse già fatto sull’argomento vi invito a leggere il bellissimo libro di Marilde Trinchero La solitudine delle madri.

  11. Alessandra responded on 03 feb 2010 at 4:42 pm #

    Silvia,

    ti ringrazio per la risposta.

    Sarebbe stato bello anche leggere i pareri di altre mamme per un confronto a più voci, ma a parte lucida follia (che ho letto con molto interesse e con la quale mi sarebbe piaciuo approfondire l’aspetto dell’essere mamma in maniera dolcemente bi-partisan “…rinunciando a molte cose, anche a una parte di me che adesso sta chiedendo violentemente il conto”), c’ è stata poca partecipazione, un vero peccato…

    Metto la parola fine sulla diatriba tra te e Denise, credo vi siate dette quello che avete ritenuto opportuno in base soprattutto a ciò che a pelle avete percepito l’una dell’altra. Se mi permetti però volevo prima precisare, dato che ho preso ormai parte alla discussione e mi ci sento un pò dentro, che l’impatto serioso, diretto, incisivo, anche un pò violento e del tutto privo di qualsiasi accenno di “miele”, è tipico del suo modo di scrivere, specialmente laddove si affrontino argomenti scottanti e dei quali, come nel caso de “Sulla maternità, onestamente”, nel quale c’è poco da indorare la pillola.
    E’ lecito a mio avviso usare un tono volutamente forte nel momento in cui si intende far luce sugli aspetti ostici di una questione, e solo e soltanto su quelli (lo scopo di quello scritto era questo: lo scuro rovescio di quella dorata medaglia).
    Forse questo è sfuggito a te, Silvia: non era assolutamente un attacco personale, bensì il suo modo sangiugno di affrontare un argomento delicato. Ti invito a leggere altri post del suo blog, usa sempre una bella dose di grinta, la ragazza!
    Chiudo immediatamente qui questa piccola ma per me, fervida lettrice del suo blog e conoscitrice del suo stile letterario, doverosa parentesi.

    Questo confronto – dicevo – non è riuscito, è evidente, ma chissà che non si possa riaprire in seguito e con maggiore lucidità un dibattito nel quale coinvolgere altre mamme che possano portare la propria esperienza sulla base di quanto scritto originariamente da voi due.

    Per quanto riguarda il libro della Trinchero che hai consigliato, beh è nella pila dell’infinita roba da leggere sul mio comodino e aspetta solo di essere aperto ed finalmente iniziato.
    Ne ho rimandato volutamente e un pò vigliaccamente la lettura in attesa di raggiungere un equilibrio più stabile col mio piccolino, temendo di sentirmene troppo visceralmente coinvolta e aspettando di sentirmi più forte nel mio ruolo di mamma, così da accostarmici con quel lieve distacco che non mi farà – già lo so – star male.
    Ok, ragionemanto contorto, lo ammetto. Mi sono capita da sola!

    Ti saluto e a risentirci presto.
    In effetti spero proprio che questo dibattito non passi in sordina.
    Io resto con le antenne dritte.

    Alessandra

  12. Alessandra responded on 03 feb 2010 at 4:48 pm #

    PS: perdonatemi gli errori, mi è partito il tasto invio mentre rileggevo :-/

  13. lucida follia responded on 03 feb 2010 at 8:16 pm #

    @ Alessandra: anche a me l’argomento appassiona, non mi sottraggo alla tua richiesta di approfondimento, ma ti prego di essere più esplicita, perché non mi è chiaro se ti interessa la mia esperienza personale o un’eventuale riflessione.

  14. Alessandra responded on 03 feb 2010 at 9:04 pm #

    Entrambe, lucida follia!

    Mi piaceva quanto avevi iniziato a scrivere, ma poi sei andata via lasciando un lieve alone di mistero ;-) e mi piacerebbe leggere quanto avresti da dire anche perchè sei mamma di ragazzi grandicelli mi pare di capire, dunque dal tuo punto di vista di mamma con maggiore esperienza puoi sfatare alcune nere convinzioni mia e di Denise, o farci riflettere e mettere in discussione alcune osservazioni che ritieni più degne di nota, o dirci che ne pensi del punto di vista di Silvia, insomma… parliamone (se ti va)!

    A.

  15. silvia ferreri responded on 04 feb 2010 at 1:47 am #

    Sono contenta che il confronto sia ripreso. E’ un argomento che ha bisogno di voci.

  16. lucida follia responded on 06 feb 2010 at 12:08 am #

    Alessandra, per ora mi piace rimanere avvolta da quel lieve alone di mistero , che è confortevole come la coperta di linus :-)
    Però mi stuzzica l’idea di continuare questa conversazione con un riferimento a un libro, che purtroppo non ho ancora letto, ma voglio procurarmi al più presto: Mamma o non mamma, di Elena Stancanelli e Carola Susani:
    http://libreriadelledonnefirenze.blogspot.com/2009/06/mamma-o-non-mamma.html

    Ecco, potrei (o vorrei?) davvero essere io l’autrice delle parole di Carola Susani:
    “l’arrivo delle mie figlie mi ha insegnato una felicità che non guarda al futuro, fatta di carne, di carezze, baci, sere e risvegli. E forse è questa felicità tutt’uno con l’angoscia … che per egoismo non darei mai indietro. Vorrei più pace, ma non vorrei una casa silenziosa e azzurra e il tempo vuoto, noncurante.”

  17. silvia ferreri responded on 06 feb 2010 at 1:01 am #

    Lucida follia, Mamma o non mamma è un libro bellissimo. Me lo ha regalato la mia amica Cristina, e l’ho letto quando il mio Dou aveva tre mesi. Tra l’altro proprio oggi mi hanno invitata a parlare del mio libro in una serata a Roma insieme anche a Elena Stancanelli. Ve ne dirò qualcosa di più appena mi danno dettagli, casomai qualcuna fosse interessata a partecipare potrebbe essere un momento di scambio importante.

  18. lucida follia responded on 06 feb 2010 at 1:02 pm #

    Silvia, oggi allora vado a comprare Mamma o non mamma.
    Fammi sapere per la serata, se posso ci vengo volentieri.

  19. sabrinamanca responded on 06 feb 2010 at 4:15 pm #

    Leggendo i vari interventi, il post di Denise (ci capito oggi per la prima volta) e i vari interventi ci sono tante cose che mi vengono in mente. Si parla di viaggiare da sole? Beh da quando è nata mia figlia mi è capitato un paio di volte di ritrovarmi a guidare l’auto in aperta campagna come facevo prima della vita comune col mio compagno e prima di mia figlia. L’estate, il sole che tinge l’orizzonte blu di un arancio violento, ma è ancora caldo, radiotre e le sue trasmissioni culturali del tardo pomeriggio, le sue splendide musiche. Ho desiderato un giorno, due, tre di solitudine, di quell’esplorazione libera che ho assaporato qualche anno fa e mi pare ora lontana. Non mi sono sentita in colpa perché in quella sensazione non c’era un rimpianto, non c’era il desiderio di tornare indietro ma quello di riassaporare quella parte di me che vedo per ora molto lontana e che tanto mi appagava.

    Quando parlo di tutto cio’ che l’arrivo di nostra figlia ha cambiato in noi e nella nostra vita, gli amici senza figli ci dicono che non li invogliamo ad averne. quello che non si puo’ spiegare è che il solo pensare a nostra figlia ha un potere tale su di noi che tutto cio’ che di negativo (piuttosto, faticoso, complesso) la sua venuta possa aver generato, si annulla all’istante.
    E’ come essere innamorati follemente ma senza la paura d’essere lasciati o traditi. Un sentimento sublime.

Trackback URI | RSS dei commenti

Commenta

© Silvia Ferreri 2009 - Design by kjj