scuole e scuole

E’ di qualche giorno fa la notizia di genitori in coda dalle quattro del mattino davanti a una scuola elementare romana per iscrivere i figli. I posti, ridotti a 20 dopo la riforma,  erano tanto ambiti da rendere necessario un criterio di selezione naturale evidentemente più duro e da veri uomini rispetto a una semplice domanda con allegata dichiarazione dei redditi. Metodo peraltro a mio avviso assai poco indicativo in un paese ove vige la costante elusione fiscale e in cui le dichiarazioni dei redditi di certi sono più leggere di quelle dei loro dipendenti.

La scuola a tempo pieno è un diritto che già da qualche tempo (ricordate il governo Berlusconi precedente all’ultimo Prodi) viene messo in dubbio dai politici per così dire meno progressisti.

E la riforma Gelmini ha definitivamente portato a termine un progetto di vita, e non di scuola più volte tentato dalla destra italiana. Ovvero a pomeriggio i bambini restano a casa con le madri, la scuola chiude, e le donne sono costrette a lasciare il lavoro. Come vedete ci si guadagna da entrambe le parti: la socialità risparmia e il livello di disoccupazione si abbassa. Non fa una piega.

Qualche giorno fa mi sono trovata a una festa di figli di amici (di amici veri, non come dice la Denise di quelli che sei obbligata a frequentare per soddisfare il figliolo tiranno anche perché il mio ha dieci mesi e gli amici glieli scelgo ancora io J) insomma dicevo ero a una festa di compleanno del figlio di amici, mi sono seduta a far mangiare il mio pulcino e ho ascoltato un po’ di voci parole discorsi che salivano in qualche modo da quel baccano che sono trenta bambini che giocano corrono mangiano gridano ridono. E la maggioranza di questi genitori parlava guarda un po’ di scuola. E la maggioranza di questi genitori aveva guarda un po’ scelto scuole straniere.

Sono rimasta scioccata. Ho imparato più in un pomeriggio, che se avessi fato un seminario intensivo sulle scuole straniere a Roma. L’americana: la più costosa, prezzi altissimi, ma orario pieno e attività che vanno dalla ceramica alla narrazione (oltre le “solite†arti e tutti gli sport possibili sulla terra), l’inglese, costosissima anche lei, con quel tocco di classe in più che ancora un accento british può avere sui cugini americani, la svizzera quattro lingue in programma, la francese la dura e ambita Chateaubriand.

Ussantapace mi girava la testa.

Finchè una madre dice io la mando all’italiana, la carta igienica gliela metto in cartella insieme al cellulare perché il telefono della scuola è rotto e se succede un’ emergenza è bene che ogni bambino abbia con sé un portatile. Che non si sa mai.

3 Commenti »

silvia ferreri il febbraio 3rd 2010 in figli, lavoro femminile, scuola

3 Risposte to “scuole e scuole”

  1. franz responded on 04 feb 2010 at 1:20 pm #

    Silvia…dunque…si parla di bimbi….di genitori…di donne…di scuola…e il sunto del ultimo tuo articolo sembra essere: “SIGNORE E SIGNORI LA SCUOLA, QUELLA PRIMARIA, E’ UN LUSSO, COME LE BARCHE DA SFOGGIARE IN COSTA SMERALDA”.
    Di fronte ad una verità del genere le parole non bastano, si spaccano, svaniscono e si perdono in una desolazione senza confini.
    Ma come è possibile…ma i bimbi sono il futuro…il tempo che deve venire…lo spazio che sarà…la vita…ma come è possibile?
    Sono figlio di una maestra elementare, la mia mamma si chiama Venere; poche volte ho visto una persona amare così tanto il suo lavoro e trattare i suoi alunni come figli. Ora ho 39 anni e ancora, schiere di ex alunne-i, vengono a trovare la maestra Venere confrontandosi, confidandosi e ringraziandola per quello che ha fatto per loro quando erano in un età cruciale…l’età della tabula rasa…quella nella quale chi ti insegna a leggere e scrivere imprime un segno profondo nell’animo di un bimbo…Mia madre, che insegna in una piccola scuola di un paesino del Cilento, dice che non esiste uno stipendio adeguato di fronte alla responsabilità che si ha verso i bambini e le famiglie…eppure…tanto le maestre, quanto le mamme e i loro figli…tutti…vivono il disorientamento e lo smarrimento di fronte a quello che sta accadendo…
    Cosa dire: di sicuro congelare un processo è orribile ma trattare i bimbi e le loro mamme in questo modo è crudele…disumano…
    Io rimanderei la Gelmini a scuola…senza nemmeno darle un banchetto più alto…in una scuola statale naturalmente…solo chi tocca con mano…chi è coinvolto…può sapere come regolarsi e regolare…dalla scrivania in rovere di un ministero non si può.
    P.s. La maestra Venere è d’accordo; si è resa disponibile per far rifare le prima elementare alla nostra ministra.
    Grazie maestra Venere…Grazie Silvia.
    zio franz

  2. Mammamsterdam responded on 09 feb 2010 at 12:42 am #

    OT, leggo da Panzallaria che cerchi donne che hanno fatto la gravidanza all’estero. Ci sono, fammi sapere: orsovolante@gmail.com

  3. cinzia responded on 14 feb 2010 at 10:11 am #

    Carissima Silvia,
    l’argomento scuola scotta! C’è sotto un complotto del premier? Rendiamo tutti ignoranti così tutti mi votano? Ops scusa forse mi sono spinta troppo oltre…
    Ironia a parte non credo alla storia dei tagli di bilancio sulla scuola ma credo in un vero disegno politico.
    Vorrei complimentarmi con te per il bellissimo regalo di Natale che mi sono fatta: cofanetto libro+dvd UNOVIRGOLADUE: bellissimo!
    Il tuo documentario è spiazzante. Un messaggio chiaro agli uomini “cattivi” che ci licenziano in maternità e passano indisturbati di fronte alla legge… Agli uomini “cattivi” che ci dicono che pur di non lavorare ci facciamo mettere incinte. Ma come fanno a pensare che la maternità si riduca a pochi mesi di assenza dal lavoro dove peraltro ci occupiamo 24 su 24 di un altro “lavoro” (e chiamarlo lavoro non mi piace).
    Certo nelle nostre vite evidentemente ci sono tanti uomini illuminati che abbiamo scelto per la loro intelligenza ed apertura mentale al mondo ed all’universo femminile in particolare: mariti, compagni, amici e colleghi.
    Ma comunque siamo qua in questo blog anche per scardinare certi stereotipi sulle donne e certi luoghi comuni di cui vanno fieri dirigenti ed imprenditori italiani.
    Il tuo lavoro è molto interessante, Silvia, e molto ben riuscito tanto che vorrei inviarne una copia a certi capi ufficio e dirigenti che ho conosciuto nei miei attuali vent’anni di lavoro. Sarebbe interessante conoscere le loro impressioni e considerazioni in merito.
    Un abbraccio.

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