La Gelmini le donne normali e l’era dell’ottimismo

“Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.” Maria Stella Gelmini, Corriere della Sera.

L’era dell’ottimismo. La chiamerei così questa nuova era, Signora Gelmini, mi ha dato una bella idea. L’era dell’ottimismo, come piaceva dire a un vecchio poeta delle lettere prestato a un centro commerciale (che per dircela tutta come immagine era quanto di meno ottimistico si potesse concepire). Ma d’altronde.

L’era dell’ottimismo allora. Chiamiamola così. Quest’era di crisi che segna la fine di prospettive di lavoro per maestre e operai, quest’era che abbassa ancora di più le aspettative riproduttive per famiglie il cui reddito prima precario ora è defunto. Qualche anno fa si facevano uno virgola due figli a testa, come dicevo in un mio documentario. Oggi credo meno. Perché quel poco di benessere e progettualità che due contratti precari permettevano a sposi allegri e appunto ottimisti, oggi manca. Anche grazie a lei. Non le voglio certo togliere il merito di questo.

Non le bastava però aver stangato migliaia di insegnanti e massacrato la scuola pubblica. Ha voluto dire la sua anche sulla maternità e sulle leggi che proteggono la donna lavoratrice madre.

Sono qui per questo signora Gelmini per ricordarle che quello straordinario testo unico di Legge del 2000, è il frutto di anni di lotte di donne e anche di uomini, cui lei Signora Gelmini dovrebbe essere grata come lo sono tutte le donne di questo paese. Perché grazie a quel testo unico, le donne sono protette dalla discriminazione e dal licenziamento, ma soprattutto cara signora sono protetti i bambini. Sono protetti dai datori di lavoro scellerati che vorrebbero le madri indietro quindici giorni dopo il parto e sono protetti dalle madri ancora più scellerate dei loro padroni che decidono di farlo. Per questo signora Gelmini il congedo parentale è un obbligo, perché non ci sia bambino o bambina che sia discriminato e che debba sentire la mancanza di sua madre nei primi mesi di vita a causa della mancanza di buon senso (cuore o cervello che sia). Peccato che proprio lei, signora Gelmini, ministro di questa nostra zoppicante repubblica abbia deciso di dare il cattivo esempio a questo paese tornando al lavoro ben prima di quanto le sarebbe permesso. Peccato che nessuno le faccia notare che sta infrangendo una legge dello stato, che sua figlia seppur figlia di un importante ministro, dovrebbe godere dello stesso privilegio che ogni neonato ha e che gli viene assicurato per legge: il diritto di stare con sua madre e di godere delle sue attenzioni nei i primi mesi della sua vita.

Le leggi si sa esistono per questa Maria Stella per evitare che qualche buontempone cada in tentazione facendo qualcosa che il buon senso dovrebbe proibire. Quando il buon senso non basta più allora menomale che qualcun altro ci pensa per noi.

Perché sa, se tutto si risolvesse come dice lei con l’ottimismo quanto meglio staremmo tutte quante. Potrebbe signora Gelmini provare a infonderci un po’ del suo ottimismo? Potrebbe regalarne di grazia un po’ alle donne che perdono il lavoro e la salute per via del mobbing al rientro della gravidanza? Potrebbe spargerne un po’ sulle precarie a cui non viene confermato il contratto dopo l’annuncio del prossimo lieto evento? O su quelle che di ottimismo purtroppo mancano (ma come si fa dico io) quando devono decidere di lasciare il lavoro perché il loro stipendio non basterebbe a coprire le spese della baby sitter essendo gli asili insufficienti? E si ritrovano disoccupate a casa a trent’anni magari dopo anni di studio e fatiche?

Maria Stella, il tuo nome stesso butta luce su di noi. Accetta i nostri sacrifici di donne normali, come ti piace chiamarci, e indicaci la via. Rispetta le leggi e proteggile, tu che godi di privilegi a cui noi donne normali non possiamo aspirare.

Perché non sia mai che da oggi in poi qualche datore di lavoro diciamo così un po’ gelminiano debba dire lo ha fatto lei lo puoi fare anche tu, o perchè non le venga in mente signora Maria Stella di pensare se lo faccio io lo possono fare anche le altre, e mettere magari la pulce nell’orecchio alla collega delle pari opportunità per rivedere in tempo di crisi la legge a protezione della maternità.

Perché dovessimo legarci in catene davanti al ministero con i nostri figli al collo questa signora Gelmini non gliela faremo passare mai. Poche cose sono intoccabili in Italia, e questa è una di quelle.

Ma intanto la ringraziamo davvero di aver fatto passare e sdoganato soprattutto davanti ai suoi colleghi maschi,  quel vecchio messaggio contro il quale noi donne normali da anni lottiamo, che il congedo di maternità sia una sorta di vacanza premio a cui il parto ti dà diritto, un privilegio appunto. Grazie davvero signora Maria Stella per aver distrutto in pochi secondi il lavoro e le conquiste di anni.

Il privilegio infatti non è più un diritto acquisito ma qualcosa che il potente dà e il potente toglie. Lei è potente e noi siamo donne normali. Grazie di avercelo  ricordato di nuovo.

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10 Risposte to “La Gelmini le donne normali e l’era dell’ottimismo”

  1. franz responded on 03 mag 2010 at 11:11 pm #

    ..ti chiedo..vi chiedo..mi chiedo: ma perchè tutte le volte che leggo qualcosa di vero..di giusto..di sensato sento un’amarezza assoluta?
    Si fa fatica.
    E’ tremendo non cogliere una speranza nemmeno raccontandosela.

    Bhè intanto, Silvia, questo è un gran pezzo. Proprio Sì. E’ amaro. Come ogni cosa vera di questi anni, di questi nostri anni.

    Non aggiungo nulla, spero solo che lo leggano tutte e tutti.
    Mi prendo la libertà di pensare che crescere in conoscenza e consapevolezza possa, se non un potere, essere un nutrimento umano necessario, vitale. In questo credo ancora.
    Ti chiedo Silvia di continuare la tua ricerca, la tua lotta, il tuo scrivere, il tuo blog. Davvero.

    Una battuta..forse non ci sta ma fa lo stesso: una volta per fare l’idiota dissi ad un amico – era la notte di San Lorenzo, in spiaggia ad Acciaroli, 19 anni – “Savè, stai attento alle stelle cadenti..nun vulesse mai ca una te fernesse propio ‘ncapo..a te!”
    Lui rise molto..io no..un pò me lo sentivo che ci saremmo dovuti guardare dalle Marie Stelle..cadenti.

    Zio Franz

  2. Diritti e privilegi delle madri lavoratrici: il punto di vista di Maria Stella Gelmini | Donne Pensanti responded on 04 mag 2010 at 8:56 am #

    [...] (Unovirgoladue – blog di Silvia Ferreri) [...]

  3. mammamanga responded on 04 mag 2010 at 1:55 pm #

    davvero un po’ di ottimismo vorrei lo infondesse anche a me la mariastella
    come dicevo in un altro blog, mi ritrovo a non far neanche parte delle mamme “normali” che devono/possono/vogliono tornare al lavoro
    Il treno del lavoro l’ho perso quando sono rimasta incinta 11 anni fa e l’ho riperso quest’anno con la nascita del mio secondo figlio.
    A luglio compirò 35 anni e in tasca ho una laurea presa con tanti (ma proprio tanti) sacrifici, ma che a questo punto non so se mi servirà mai.

    comunque complimenti mariastella, le persone come te ci fanno tornare indietro di secoli.

  4. papà_e responded on 04 mag 2010 at 3:59 pm #

    Ho provato per un attimo a mettermi nei panni e nella testa del nostro ministro di fronte alle innumerevoli critiche che probabilmente qualcuno le avrà riferito (non immagino che legga direttamente i blog su internet), ed immagino che proverà solo un certo fastidio.
    La “gente normale” pensa che ci siano dei “privilegiati” ed i “privilegiati” pensano di aver diritto a quello che hanno per merito proprio, insomma per aver conquistato quello che hanno.
    Non entro nel discorso di giustizia, democrazia e pari opportunità perché si andrebbe molto lontano, ma è più facile trovare chi si lamenta della propria condizione, considerandosi vittima di qualcosa, piuttosto che trovare chi si sente privilegiato, magari senza averne il merito.
    Sono convinto che la percentuale di chi si sente sfruttato con uno stipendio di 1.000 euro è uguale alla percentuale di chi prova la stessa sensazione guadagnandone 5.000.
    Ognuno ha presenti soprattutto le proprie difficoltà, è difficile essere obiettivi
    Insomma sarà sempre difficile discriminare tra diritto e privilegio, spesso i diritti sono i propri ed i privilegi sono degli altri, ma, caro ministro, almeno le leggi dovrebbero essere oggettive, ed è proprio compito di chi fa politica rovesciare il punto di vista e chiamare “necessità” il bene dei cittadini.
    Nella mia vita lavorativa, anche come datore di lavoro, ho apprezzato e privilegiato il lavoro delle donne (se lo meritano per capacità professionale), ma raramente sono trattate così , ed arrivare addirittura a dire che sono privilegiate nella maternità, quando proprio questa è la fonte principale di discriminazione lavorativa, è proprio vergognoso.
    Ho l’impressione che la politica stia diventando una macchina che costruisce e protegge privilegi di pochi, piuttosto che occuparsi delle necessità di molti.

  5. silvia ferreri responded on 04 mag 2010 at 10:54 pm #

    mammamanga, ti ringrazio per il tuo commento. perchè quello di cui parli è uno degli aspetti più importanti della questione del lavoro e delle donne. cioè la rinuncia al lavoro, lo scoraggiamento appunto. che è qualcos’altro ancora rispetto alla discriminazione o al demansionamento o a tutto quello che succede alle lavoratrici dopo la gravidanza. il problema di cui tu parli che ho molto a cuore e di cui mi sto occupando ora è ancora più a monte. ed è enorme.

    papà_e, la tua testimonianza di datore di lavoro che apprezza le donne e le privilegia ci da un pò di fiducia:)
    Sull’obiettività del sentirsi o meno privilegiati invece non sono molto d’accordo. Se sei onesto spiritualmente e intellettualmente non è difficile renderti conto che guadagnare 5000 euro al mese significa essere privilegiati. Perchè già avere un lavoro in questo paese è da privilegiati. Ognuno di noi lo sa e lo sa bene, quando mette a letto a sera i suoi figli e resta solo a guardare in televisione questo paese in rovina, dove gli uomini parlano alle loro mogli dai tetti, dove chi ha meriti professionali rischia di non fare mai nella vita il lavoro per cui ha studiato per anni, dove famiglie con figli vanno avanti grazie alle pensioni dei nonni, dove chi non ce la fa più insieme al lavoro lascia andare anche la vita. Chi non capisce che il resto è privilegio non solo non è obiettivo ma è stolto e cieco. E a mio avviso persona che non sarà mai felice.

  6. mammamanga responded on 05 mag 2010 at 12:04 am #

    si, è proprio vero: scoraggiamento e fine della ricerca di un lavoro.
    Mi piacerebbe parlarti della mia esperienza (visto che ti occupi dell’argomento…ma non vorrei tediarti), del percorso che mi ha portata fino a questo punto; ma ancora di più vorrei ascoltare te, vorrei capire per bene cosa c’è a monte.
    un abbraccio
    Sara

  7. silvia ferreri responded on 05 mag 2010 at 11:32 am #

    sara, cominciamo col dire che non è che mi tedi anzi. i racconti come i tuoi sono il senso del mio lavoro, quello che faccio è ascoltare le storie come le tue. dunque per me il tuo racconto è molto prezioso: tutto il percorso che ti ha portato a questo punto e il come ti senti adesso. se ti va puoi raccontarlo qui, così che resti anche come argomento di dialogo per le altre donne, o se vuoi farlo in maniera più riservata puoi farlo alla mia mail, silviaferreri@gmail.com vedi tu come preferisci a sappi che sia per me che per le altre lettrici la tua storia è preziosa e interessante. ognuna di noi ci troverà molto di sè.
    da me che cosa intendi? cosa c’è a monte in che senso? della scelta delle donne? o del mio lavoro di ricerca:)? scusa ma nn ho capito:)

  8. Maria Stella Gelmini e so on « PONTITIBETANI responded on 06 mag 2010 at 10:22 am #

    [...] Unovirgoladue [...]

  9. mammamanga responded on 06 mag 2010 at 11:51 am #

    ciao Silvia
    sicuramente ti invierò prima una mail (devo però trovare un quarto d’ora senza figli e/o marito!)
    per quanto riguarda te, mi riferivo al tuo lavoro e all’idea che ti sei fatta “indagando” su questi argomenti.
    Scusami, ma ultimamente mi spiego poco bene…la nascita dei miei figli mi ha fatto in entrambi i casi questo effetto, cioè per qualche mese mi trovo in una specie di “stato confusionale”…
    baci
    Sara

  10. silvia ferreri responded on 06 mag 2010 at 11:22 pm #

    sara non ti preoccupare il recupero dei neuroni dopo la gravidanza anche per me è stata una battaglia dura. sulle lavoratrici scoraggiate che hanno smesso di cercare lavoro ho iniziato a lavorare da poco, e ancora sto raccogliendo testimonianze. ma è difficile perchè è un lavoro che va fatto direttamente sul campo, la rete aiuta poco in questi casi. la situazione più critica si verifica soprattutto al sud italia e ovviamente in presenza di figli, ma guarda certe volte anche se non ci sono figli. è una cosa piuttosto drammatica, c’è bisogno di molto tempo per lavorarci.

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