Le donne, i piedi, l’Africa e l’otto Marzo

Questo Otto Marzo mi è passato davanti così come fosse un qualsiasi sette o un dieci o un ventitre. Però molto  più speciale di un ventitre qualsiasi perché per la prima volta viaggiavo con mia madre e con mio figlio, insieme. Il viaggio è un momento che adoro, che sia treno aereo, macchina, nave è un momento di passaggio di stato che quasi sempre porta una novità.  In più questa volta non avevo dovuto salutare mammadisilvia a Milano ma la portavo con me. Speciale. E se non fosse stato per i tulipani rossi che Giancarlo  ha portato alla stazione a madre e figlia l’otto marzo  sarebbe passato proprio sotto il naso.

Poi ho sentito della campagna Noppawira che propone  di assegnare quest’anno il nobel per la pace alle donne africane, a tutte, o meglio ai piedi delle donne africane.

I piedi che cercano il cibo nei mercati, i piedi che se ne vanno a prendere acqua per chilometri lontani con bambini attaccati alle spalle  e la riportano ai villaggi con recipienti pesanti sulle teste, i piedi che reggono i pesi dei conflitti voluti dagli uomini, i piedi che fuggono per chilometri e nazioni, i piedi che portano i bambini in salvo, i piedi che protestano contro le violenze.  E’ l’Africa, e cammina con i piedi delle donne.

Allora ho pensato a tutte le volte che noi donne ci reggiamo, ci muoviamo, ci piantiamo, sui nostri piedi. A quanto sopportano i piedi delle donne, di tutte le donne, piedi che corrono, lottano con il tempo, i ritardi, le cose da fare, le mille anime dentro di noi, piedi che piangono, piedi che ballano, piedi che si alzano sulle punte per sbirciare, guardare, fatemi vedere che son piccina e non ci arrivo. Perché gli uomini, quelli più alti stanno quasi sempre davanti.

Ma a furia di allungarci forse ci siamo alzate di qualche spanna.

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silvia ferreri on marzo 11th 2010 in riflessioni

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