Anche no, grazie
Due notizie degli ultimi giorni che mi hanno innervosita abbastanza.

La prima, Kathryn Bigelow, vince l’Oscar come miglior regista. E fin qui. Prima donna ad arrivare a questo risultato (allelujah nel 2010!). Tra l’altro la vittoria vale cento volte tanto, perché arriva con un film low budget alla faccia dello strapotere degli Studios e dei soldoni. Come a dire voi tenetevi i dollari a me lasciatemi l’arte. Vero, perché da anni la Bigelow fa un film più bello dell’altro.
Dunque la notizia è di quelle che restano nella storia. Bene, dico io, non potevamo fermarci qui?
Cioè, era proprio necessario (dopo aver dato la notizia del premio cinematografico più prestigioso al mondo nelle prime cinque righe dell’articolo) spendere il resto dell’inchiostro nella descrizione di:
- Altezza della regista (1,83) ovviamente mezza bellezza
- Colore dei capelli castano, forse tinto certo perché qualche capello bianco ovviamente c’è (ma va a 58 anni?) ma i colpi di sole alleggeriscono e danno luce
- Il gloss sulle labbra, i denti bianchissimi, e l’ombretto smokey (di quelli leggeri ma che disegnano perfettamente gli occhi)
- I bicipiti  che fanno invidia alle ventenni frutto di ore di allenamento
- Il ventre ultrapiatto (anch’esso proveniente dall’allenamento)
- Gambe snelle scattanti e allenate (appunto vedi allenamento)
Il tutto grazie alla grande passione per l’attività fisica della Bigelow,  visto che diciamocelo non è da tutte, perché chi vorrebbe passare ore a correre sulle spiagge della California o a nuotare nella piscina della propria villa, piuttosto che stare seduta in un ufficio accanto al collega con l’alito pesante e a mangiar tramezzini lavorando davanti al computer nell’ora di  pausa per  uscire prima e correre a casa/asilo/scuola/calcio/musica/inglese?
Peraltro (e torniamo alla grande Bigelow), peraltro fare la regista è un lavoraccio. Sul serio. E’ un lavoro pesante, in cui hai decine (o centinaia a seconda della produzione) di persone da coordinare che nella stragrande maggioranza dei casi sono maschi. E i maschi si sa non amano farsi comandare dalle donne. E’ un lavoro in cui ti fai veramente un culo così, è un lavoro in cui mille persone al minuto ti chiedono una soluzione e tu gliela devi dare, devi essere abbastanza dura da tenere la tua posizione ma abbastanza docile per farla accettare di buon grado agli altri, insomma anche un bravo mediatore, devi rassicurare chi sta con te che va tutto bene, che la barca non affonda che siamo tutti parte di una grande avventura e insieme difenderti dalle continue bordate di chi cerca di farti fuori ogni secondo con un sasso affilato che ti si pianta proprio nel mezzo delle  scapole. Se sei troppo dura sei una stronza (o in alcuni casi lesbica a seconda) se sei troppo dolce non sai tenere la troupe e dunque un’incapace. Insomma, diciamocelo, un lavoro per donne con palle così. Se in più fai pure bei film allora sei  veramente un mito. Se poi li fai anche low budget cioè senza strapagare tutti ma motivandoli per il solo fatto che stanno lavorando con te allora sei Dio.
Vogliamo raccontare anche questo quando parliamo della  Bigelow?  Oppure continuiamo a concentrarci sullo stile casual e  impeccabile anche durante le riprese,  sul berretto con visiera che protegge la pelle diafana dai raggi del sole (segreto della sua bellezza, ma magari sai in Iraq c’è quel tantinello di sole), sui mezzi guanti che le permettono di avere le mani libere ma nello stesso tempo la riparano dalle intemperie?
Per poi finire (perché ci mancava) all’uomo notevolmente più giovane con cui una donna così si accompagna.
Risultato: Kathrin bella da Oscar. Point Break e Strange Days, due dei film più belli della storia della cinema (per non parlare di Hurt Locker) offuscati dalle importanti rivelazioni del chirurgo estetico di turno sentito su quanto del suo viso sia naturale e quanto sapientemente aggiustato.
Anche no grazie. Lasciateci Katryin grande regista. Almeno in questa occasione.
E la prima.
La seconda notizia più breve e cacciottara, riguarda la diva de noartri, la Sofiona nazionale. Anche lì. Ma stiamo ancora pensando all’icona del sesso? Ma quanti hanni ha? Per carità non è che voglio dire che a settant’anni le donne non siano affascinanti, non debbano dedicarsi a piacevoli attività sessuali o non debbano sentirsi belle. Ma ogni età ha il suo modo dico io. La Sofiona settantenne che si fa fotografare stile basic instit con la biancheria in bella vista tra le gambe mi fa salire un filo di pena, un po’ di tenerezza, un sentimento di generico rammarico, qualcosa che mi fa bisbigliare in silenzio senza farmi sentire dai presenti… nonna attenta ti si vedono le mutande.
Ecco, appunto, anche no grazie. Perchè essere donne belle non può sempre essere la notizia più importante.

silvia ferreri on marzo 12th 2010 in arte, riflessioni
