io voglio il lavoro

Sono stata ieri sera a guardare Annozero, più colpita del solito, più amareggiata di sempre. Abbiamo lasciato indietro i sensi di colpa, le velleità, i desideri di carriera, abbiamo lasciato indietro i giorni con i nostri figli, abbiamo fatto tutto a metà credendo di far bene con una voce che invece continuamente ci petulava di far male. Abbiamo convissuto con i dubbi e la coscienza mezza pulita e mezza candida per poter continuare a lavorare e realizzarci e nello stesso tempo essere madri. Buone chissà.

Dopo tutto questo ci vengono a dire, ci dispiace ma non c’è più posto, non c’è più denaro, non c’è più niente da fare. E tu resti lì a chiederti nell’ordine.

Ma dopo tutto questo sacrificio non resta proprio nulla? Niente di niente?

Scusate un attimo fatemi passare, vorrei parlare, ecco sì io vorrei dire (se le lacrime me lo consentono) scusate…ma a me ora chi me li ridà tutti i giorni, i minuti, i momenti che io ho perso con i miei figli con la mia famiglia? Chi mi ridà quello a cui ho rinunciato per continuare ad avere un lavoro?

Io per questo lavoro ho sacrificato tutto, tutto tutto ciò che un essere umano può dare, tutto ciò che di più importante una madre ha: vedere crescere i propri figli.

Per questo diceva una donna ieri sera in trasmissione, io non voglio la cassa integrazione, io non voglio l’assistenza, io non voglio la mobilità.

Io voglio il lavoro.

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silvia ferreri on ottobre 23rd 2009 in lavoro femminile, media

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